La possibile riduzione da 50 a 40 seggi del Consiglio regionale pugliese, legata al calo demografico, rischia di stravolgere assetti politici, strategie elettorali e calcoli di lista nelle sei province. Lo scenario delineato oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno ha sollevato reazioni trasversali, tra chi si interroga sulla tenuta delle liste civiche, chi teme effetti distorsivi sulla rappresentanza territoriale e chi, come il senatore Dario Damiani, ha già depositato un disegno di legge per bloccare l’automatismo normativo.
Tedesco: “Per i piccoli partiti sarà quasi impossibile entrare”
Tra le voci più critiche, quella dell’ex assessore regionale e senatore Alberto Tedesco, che nella sua analisi avverte: “Con quaranta seggi diventa molto più difficile per i piccoli partiti ottenere un posto in Consiglio. Col 5-4% si rischia di ottenere appena un quoziente e mezzo: un solo seggio pieno e forse un secondo grazie ai resti”.
Tedesco sottolinea inoltre la distorsione dello sbarramento al 4%, che diventa “fittizio”, poiché calcolato in base alla somma dei voti dei candidati presidenti e non delle sole liste. “Se, come ipotizzabile, il candidato presidente – ad esempio Decaro – raccoglierà più voti delle sue liste, il 4% effettivo potrà alzarsi fino al 5%, rendendo ancora più arduo l’accesso per le formazioni minori”.
Il socialista evidenzia anche i rischi di squilibri tra province, come avvenuto nel 2020, quando Brindisi fu favorita nella distribuzione dei seggi a scapito di territori più popolosi.
Il dilemma delle liste civiche e l’effetto Emiliano
La prospettiva dei 40 seggi pesa come una spada di Damocle soprattutto sulle liste civiche di centrosinistra, eredità politica del modello Emiliano. In province come quella salentina, dove i civici hanno eletto big come Alessandro Delli Noci e Sebastiano Leo, la possibilità di ottenere due seggi per una lista unitaria appare remota. Da qui i tentennamenti su percorsi comuni.
Nel frattempo, a sinistra Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), forte del vento favorevole nei sondaggi nazionali, punta ad assorbire realtà localiste più ideologiche e movimenti come la Convenzione per Bari che ruota intorno a Michele Laforgia. Anche nel centrodestra, con la nuova soglia, si ragiona sulla reale utilità di presentare le cosiddette liste del presidente, finora strumento di raccolta civica.
Il tentativo di stop in Parlamento
Per evitare che il taglio dei seggi diventi realtà, il senatore di Forza Italia Dario Damiani ha presentato un disegno di legge ad hoc in Commissione Affari costituzionali, per fermare la riduzione automatica. “Il provvedimento è già stato depositato e potrebbe iniziare l’iter parlamentare la prossima settimana, tra mercoledì e giovedì”, ha dichiarato Damiani alla Gazzetta. “Siamo ancora in tempo per approvarlo, evitando che la norma entri in vigore in tempo utile per le prossime elezioni”.
Più ostacoli per le donne candidate
Infine, la riduzione dei seggi acuisce una storica criticità della politica pugliese: la sottorappresentanza femminile. Con meno posti da assegnare e maggiori pressioni sulle liste, il cammino per le donne candidate si fa ancora più impervio, vanificando in parte anche gli sforzi per introdurre la doppia preferenza di genere.
Una battaglia per i numeri, dunque, che rischia di ridurre spazi, voci e pluralismo in un momento in cui la partecipazione dovrebbe invece allargarsi. A meno che, come sperano in tanti, il Parlamento non riesca a intervenire per tempo.












