Il disagio è profondo, la diffusione è ormai capillare, e in Puglia come altrove si registra una tendenza sempre più precoce. I disturbi del comportamento alimentare, dall’anoressia alla bulimia fino all’alimentazione incontrollata, colpiscono in modo trasversale e iniziano sempre prima. In alcuni casi, segnalati nei Pronto soccorso e nei centri specializzati, si arriva addirittura a diagnosi prima dei 9 anni.
Un fenomeno che non conosce confini, né geografici né anagrafici, e che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è tra le patologie più gravi e potenzialmente letali. Come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, nella sola Puglia, tra ottobre 2023 e settembre 2024, sono stati 1.537 i soggetti presi in carico negli ambulatori e nei Centri per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con 60mila prestazioni erogate. A Lecce ha sede l’unico centro regionale per la cura e la ricerca su queste patologie.
Segnali da non sottovalutare
“L’attenzione ossessiva alla forma fisica, la ricerca continua di cibi sani, il bisogno di sentirsi perfetti – spiega lo psicologo e psicoterapeuta Saverio Costantino – creano un confine labile tra benessere e disturbo vero e proprio. L’ortoressia, la vigoressia, la paura costante di ingrassare portano al controllo ossessivo del cibo, al vomito autoindotto, all’uso di lassativi o a un’attività fisica spasmodica”.
A tutto questo si aggiunge, secondo il terapeuta, “il peso delle emozioni e la difficoltà a esprimerle, che trovano nel corpo e nel cibo un canale di comunicazione disfunzionale”.
Il rischio dell’invisibilità
Ogni 15 marzo si celebra la Giornata del fiocchetto lilla, nata per sensibilizzare sul tema. Ma il messaggio spesso non arriva dove dovrebbe. “Il problema – avverte la psichiatra Marilù Liso – è che si tende a minimizzare. Un dimagrimento importante viene archiviato come crisi adolescenziale. Ma questo può costare tempo prezioso”.
Il disturbo colpisce in prevalenza donne giovani, ma si manifesta anche negli uomini e in età adulta. E sempre più spesso in età pediatrica. “Ci si vede grassi anche quando si è scheletrici – aggiunge Liso –. L’ossessione per il peso prende il sopravvento, e la restrizione calorica diventa totale”.
Fattori scatenanti e abitudini a rischio
Tra i fattori che predispongono allo sviluppo del disturbo ci sono il sovrappeso infantile, il bullismo, ma anche ansia, depressione, bassa autostima e conflitti familiari. Secondo gli specialisti, anche il modo in cui si mangia può dire molto: “Sminuzzare il cibo in pezzetti minuscoli, mangiare con estrema lentezza, assumere molta acqua, abusare di diuretici e lassativi, fare esercizio fisico in modo compulsivo. Tutti segnali da non ignorare”.
Il messaggio degli esperti è netto: “Serve intervenire subito. Riconoscere i campanelli d’allarme, senza mai minimizzare, può fare la differenza tra una presa in carico tempestiva e un danno che diventa irreversibile”.












