È un bilancio “assolutamente positivo” quello tracciato alla Fondazione La Capitanata per lo Sport ETS dal procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro, che tra qualche mese si insedierà come procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce.
Sessantacinque anni il prossimo novembre, Vaccaro ha avuto la concreta possibilità, per titoli e meriti, di trasferirsi anche alle Corti d’Appello di Bologna, Firenze e Napoli. Ha scelto però la sua Puglia.
L’avvocato Aristide Guerrasio, presidente della Fondazione, insieme agli altri soci e al direttivo composto da Sario Masi, Anna Ilaria Giuliani, il volto tv Franco Ordine e molti altri, ha voluto omaggiare Ludovico Vaccaro, socio onorario della ETS, per i suoi otto anni di intenso lavoro al Tribunale di Foggia.
“La legalità passa anche attraverso lo sport, la bellezza, la cura e il contrasto al disagio giovanile”, ha rimarcato Vaccaro. “Quando sono arrivato a Foggia era un periodo particolarmente buio – ha osservato – sono stato nominato in commissione nel luglio del 2017, al plenum a settembre, ad agosto c’è stato il quadruplice omicidio. Si avvertiva una sorta di cappa, un peso della criminalità. Oggi non è così, il racconto con i dati è diverso. Ad esempio, il numero dei collaboratori di giustizia: prima non ce n’era nessuno, oggi ce ne sono una ventina e ogni giorno abbiamo notizie di qualcuno che collabora. Credo che questo sia un dato oggettivo dei risultati. È aumentata la fiducia della gente nelle istituzioni, si è affermato il concetto di squadra: magistratura, prefettura e forze dell’ordine, le varie magistrature, la Procura di Foggia con la Direzione distrettuale antimafia, lo Stato con le amministrazioni comunali e poi, piano piano, con il territorio, con i giornalisti e con la comunità. Credo che abbiamo tutti acquisito una consapevolezza della situazione e della necessità di lavorare insieme. Questo territorio ha bisogno di sviluppo economico, che presuppone uno sviluppo sociale e culturale. Anche l’Università e le scuole devono fare la loro parte. Tutto questo si è avviato e questo credo sia il bilancio più positivo”.
L’aumento del numero dei collaboratori di giustizia tra le batterie criminali è, per Vaccaro, il risultato di quello che definisce “effetto ciliegia”. “I collaboratori, quando parlano, inchiodano altri a delle responsabilità. Sapendo di essere tirati in ballo, alcuni decidono di collaborare. Sicuramente le inchieste hanno dato il loro contributo: grazie alle collaborazioni, sono stati riaperti casi chiusi in precedenza, anche molti anni fa. Quelli che erano procedimenti archiviati a carico di ignoti oggi possono avere dei responsabili”.
Negli anni della sua guida, il Comune di Foggia è stato sciolto per mafia. Ma per Vaccaro la lotta alla corruzione è ancora lunga. “Lasciamo che i processi facciano il loro corso, per le inchieste di Foggia e Manfredonia. Dobbiamo essere tutti consapevoli della presunzione di innocenza. È cambiata, in generale, nella comunità la consapevolezza della situazione: Foggia ha una criminalità con la caratteristica del vincolo familiare, che rende le collaborazioni più complicate. Le cose sono cambiate. Oggi, se a questo ci aggiungiamo un po’ di sviluppo economico, culturale e sociale, questo territorio può cambiare. Io vado via con la consapevolezza che la strada è stata intrapresa, tutti insieme. Non è merito mio, ma della squadra di magistrati che ho guidato, della collaborazione con la Prefettura, con le forze dell’ordine e con la DDA. È merito di un percorso fatto con la comunità, con l’Università, con le scuole. Non possiamo cantare vittoria, ma possiamo essere ottimisti”.
Ai soci della Fondazione ha parlato della carenza di denunce nel tessuto economico. Il suo ragionamento porta ancora una volta al ritardo di una videosorveglianza capillare ed efficace.
“Manca ancora un senso di sicurezza. Su questo io sto insistendo molto. La sicurezza è la base per la collaborazione. La sicurezza passa molto per la videosorveglianza. A volte mi sento noioso, ma continuerò a battere fino a quando non sarà realizzata: oggi i cittadini hanno bisogno di sentirsi sicuri. Anche l’accoglienza verso gli stranieri dipende dalla sicurezza. È fondamentale per ritrovare quei vincoli di solidarietà che devono caratterizzare le relazioni umane. La paura e l’insicurezza portano a chiudersi. La sicurezza non si costruisce solo con le inchieste, ma anche con la videosorveglianza, che ci permetterà di perseguire quei reati che oggi difficilmente possiamo contrastare, come i furti d’auto, perché sono reati istantanei. Serve una videosorveglianza a tappeto: quando si arriva a commettere il reato si ha già il passamontagna e il cappellino calato, invece noi dobbiamo poter vedere e monitorare tutto il percorso. Questo aumenterà la sicurezza, con la collaborazione e la solidarietà tra i cittadini”.









