Francesco Bellomo, l’ex giudice del Consiglio di Stato destituito dalla magistratura a seguito di accuse di stalking e comportamenti inappropriati nei confronti di alcune borsiste, ha raccontato la sua versione dei fatti durante un’intervista alla trasmissione Lo Stato delle Cose, condotta su Rai 3 da Massimo Giletti. L’occasione è stata la presentazione del suo libro intitolato Il complotto, in cui sostiene che le sue vicende giudiziarie siano state orchestrate da forze esterne con l’obiettivo di eliminarlo dalla scena pubblica.
Bellomo, originario di Bari, era stato arrestato e processato in seguito a segnalazioni relative al suo comportamento nella scuola per magistrati Diritto e Scienza, che dirigeva e dove avrebbe imposto un controverso dress code agli studenti, oltre a esercitare un controllo invasivo sulla loro vita privata. Dopo un lungo iter giudiziario, è stato assolto da tutte le accuse.
Le accuse e l’assoluzione
A Bari, Bellomo era finito al centro di un’udienza preliminare per stalking e violenza privata, al termine della quale è stato prosciolto. Nel corso dell’intervista televisiva, l’ex giudice ha ribadito che le accuse contro di lui erano infondate e che il suo comportamento, seppur severo e atipico, era stato sempre noto e accettato dai partecipanti ai corsi.
Alcune borsiste coinvolte, tra cui anche una studentessa originaria di Cerignola, sollevarono accuse gravi nei suoi confronti. L’ex giudice ha però sottolineato che le allieve della sua scuola, uomini e donne, erano consapevoli delle regole e delle aspettative richieste, accettandole di loro spontanea volontà.
L’accusa di complotto e il ruolo di Conte
Nel libro e durante l’intervista, Bellomo ha parlato di un presunto complotto ai suoi danni, senza tuttavia fare nomi specifici. Ha però citato l’ex premier e attuale leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ricordando che fu proprio lui a presiedere la commissione disciplinare che avviò i procedimenti contro di lui.
“Non ho detto che sia lui il dominus del complotto, ma penso che la sua condotta, durante l’istruttoria disciplinare, non sia stata regolare”, ha dichiarato Bellomo, invitando a leggere il libro per ulteriori dettagli.
Il controverso dress code
Uno degli aspetti più discussi delle accuse riguarda il dress code che Bellomo avrebbe imposto agli studenti della scuola. L’ex giudice ha spiegato che tali regole, che esaltavano l’aspetto fisico e promuovevano una rigida disciplina, erano finalizzate a dimostrare che si può diventare magistrati senza aderire al classico stereotipo dello studente “secchione”.
“Io prendevo studenti e studentesse la cui immagine è incompatibile con quella della persona che dedica tutta la sua giornata allo studio e dimostro che loro vincono il concorso”, ha detto Bellomo, ribadendo che tutti i partecipanti conoscevano e accettavano le regole della scuola prima di iscriversi.
La reazione dell’opinione pubblica
Il caso Bellomo continua a suscitare dibattito, dividendo l’opinione pubblica tra chi ritiene le sue modalità inaccettabili e chi vede nelle sue parole un tentativo di difendersi da un sistema che lo avrebbe isolato. La pubblicazione del libro Il complotto promette di alimentare ulteriormente la discussione.










