“Nemmeno un ergastolo potrà mai restituirci ciò che ci è stato strappato. Avrei voluto che le cose andassero diversamente, avrei voluto che la prevenzione facesse il suo dovere. Oggi, invece di aspettare la sentenza di un giudice, avrei preferito leggere un messaggio di mio zio. Uno qualunque. Avrei dato tutto per un suo sorriso, un suo sguardo, anche solo per un abbraccio silenzioso. So bene che nulla di tutto questo accadrà mai più. Nulla potrà riportarlo indietro”. Inizia così il messaggio di Alfredo Traiano dopo la sentenza del processo ai killer dello zio Francesco Traiano, ucciso nel suo bar, all’età di 38 anni, durante una rapina. Quella di Alfredo è una storia di forza e volontà nonostante le avversità che la vita gli ha presentato. Quando era un bambino, il padre uccise sua madre in uno dei primi casi di femminicidio a Foggia. Per questa dolorosa vicenda, Alfredo decise di prendere il cognome della mamma.
Oggi il giovane Traiano rappresenta una voce autorevole per la sua città, impegnato attivamente per promuovere la cultura della legalità, soprattutto nelle scuole. E sulla sentenza delle scorse ore dice: “Ci aggrappiamo a quel poco che resta: le condanne. È un processo lungo, tortuoso. Si continua ad arrancare, tra anni di sconti di pena e una burocrazia che, purtroppo, offre possibilità di difesa persino all’indifendibile. Tuttavia, oggi sento di poter dire che la legge è stata davvero amministrata in nome del popolo. Di chi si alza ogni mattina, lotta, fatica, vive con dignità. Di chi sceglie di portare il pane a casa senza macchiare le mani di sangue.
Ho presenziato a tutte le udienze, con sofferenza immensa, ripercorrendo ogni volta la dinamica di uno dei giorni più brutti e bui della mia vita. Perché portare una delle persone che ami di più, sanguinante, tra le braccia al pronto soccorso è qualcosa di inumano. Ma il mio essere presente a ogni udienza è stato un modo per dimostrare che non bisogna mai abbassare lo sguardo davanti alla criminalità. Chi crede davvero nella giustizia e lotta con determinazione, alla fine ottiene risultati. Non sarà facile, lo so, ma la mia storia è una prova concreta di questo”.
E conclude: “Abbiate fiducia, come l’ho avuta io e come continuerò ad averla. Non auguro a nessuno di diventare vittima, ma a chi lo è dico: abbiate fede nella giustizia. Io ci credo. E continuerò a crederci”.









