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Home - Gianni “Smigol”, il killer della mafia garganica. Clan alle corde dopo le sue confessioni

Gianni “Smigol”, il killer della mafia garganica. Clan alle corde dopo le sue confessioni

Iannoli si è auto accusato degli omicidi Solitro e Fabbiano. Nel suo "curriculum" anche l'agguato fallito al boss Raduano

Di Francesco Pesante
2 Giugno 2024
in Cronaca, Gargano
Giovanni Iannoli; sullo sfondo, il luogo dell'omicidio Fabbiano

Giovanni Iannoli; sullo sfondo, il luogo dell'omicidio Fabbiano

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È Giovanni Iannoli detto “Smigol”, 38enne di Vieste, uno dei principali killer della mafia garganica. È stato lui stesso a confessarlo in collegamento con la Corte d’Assise di Foggia. Due confessioni choc nello stesso giorno, inattese e sorprendenti, durante le quali Iannoli si è auto accusato degli omicidi di Marino Solitro nel 2015 e di Antonio Fabbiano nel 2018. Si è anche scusato con gli inquirenti: “Vi ho fatto perdere tempo”.

Iannoli era imputato in entrambi i processi: accusato di aver ucciso le vittime a colpi d’arma da fuoco. Solitro ammazzato con la collaborazione del pentito Danilo Della Malva, Fabbiano ucciso insieme a Gianmarco Pecorelli, quest’ultimo assassinato un mese più tardi.

“Smigol”, detto anche “Gianni”, ha spiegato in breve i motivi degli agguati: Solitro sarebbe stato eliminato perché non riconosceva la “supremazia criminale” del nuovo gruppo di scissionisti (ex Notarangelo), ma anche per fare un favore a Della Malva che si sarebbe sdebitato con una cessione di cocaina. Il pentito era nipote acquisito di Solitro con il quale ci sarebbero stati screzi anche di natura personale.

Fabbiano, invece, sarebbe stato ammazzato durante la guerra tra il clan Iannoli-Perna e il clan Raduano. Dopo un’iniziale collaborazione, risalente al periodo dell’omicidio Solitro, i due gruppi si divisero, da un lato i cugini Iannoli insieme al boss Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, ucciso in un agguato nel 2019, dall’altro l’organizzazione di Marco Raduano alla quale si unì proprio Della Malva.

Nell’ambito di questa sanguinosa faida, Iannoli tentò di uccidere anche Raduano stesso ma riuscì solo a ferirlo. Per questa vicenda è stato condannato a 14 anni e 6 mesi nel processo “Scacco al Re”. Temendo una vendetta, avrebbe provato – con Pecorelli – ad anticipare i rivali uccidendo Antonio Fabbiano mentre Michele Notarangelo detto “Cristoforo” o “Lo psicopatico” riuscì a fuggire restando illeso.

Tra pochi giorni nuova udienza del processo Fabbiano, previsto l’interrogatorio di Raduano che nel frattempo ha iniziato a collaborare con la giustizia fornendo preziose informazioni sulle dinamiche della mafia garganica. A luglio, invece, si tornerà in aula per il processo Solitro. I clan del promontorio sono alle corde.

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Tags: Iannolimafia Gargano
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