La mafia garganica non si ferma nemmeno davanti ai parenti. Nella recente inchiesta che ha portato all’arresto di due persone per l’omicidio di Marino Solitro detto “Marinuccio” è emerso che la vittima era zio acquisito di uno dei due killer. Solitro era sposato con la sorella del padre di Danilo Della Malva, collaboratore di giustizia dal 2021.
L’uccisione del 50enne avvenne a Vieste il 29 aprile 2015 per questioni di droga. Dopo otto anni, grazie a vari pentimenti che stanno scuotendo il mondo dei clan garganici, Dda e carabinieri hanno arrestato i 37enni Giovanni Iannoli detto “Gianni” o “Smigol” (già in cella a Siracusa per altre vicende) e Danilo Della Malva detto “U’ Meticcio”, ai domiciliari in località protetta.
Quest’ultimo ha raccontato tutto agli inquirenti: “Mio zio è sceso, ha aperto il cancello, è entrato dentro con la macchina, è sceso dalla macchina, e tornato indietro a chiudere il cancello, mentre tornava di nuovo che poi doveva entrare in casa, è uscito Iannoli con il fucile. Noi stavamo dietro alla legna… lo insegue per qualche metro, alla fine lo spara e cade a terra. Allora quando cade a terra… io nel frattempo stavo dietro alla legna e come ho visto che aveva finito di sparare, esco anche io fuori”. Solitro venne freddato con un fucile a canne mozze e finito con un colpo alla testa con il calcio dell’arma.
“Di lui non mi interessava più di tanto – ha spiegato “il meticcio” -. Nel senso che non lo sentivo come uno zio, era un estraneo per me, l’unica cosa era… era Antonella, la figlia che era come una sorella per me”.
E ancora: “Il clan mi chiese se c’era qualche problema se veniva ucciso un mio zio ma dissi, veramente non è mio zio, è uno zio acquisito, un infamone. Marino era un montanaro, era uno che se doveva minacciare, ti minacciava, se ti doveva sparare.. sparava. Cioè era un amante di armi”.

Stando ad una nota dei carabinieri, la vittima era accusata di rifornirsi di stupefacente da canali di approvvigionamento diversi da quelli imposti dalla consorteria mafiosa (i clan Raduano e Perna, all’epoca alleati dopo l’azzeramento dei Notarangelo) e di avere fatto, in passato, ricorso alle forze di polizia per denunciare i comportamenti criminosi di un affiliato.
La testimonianza di Della Malva non è l’unica sull’omicidio Solitro. L’ordinanza di quasi cento pagine firmata dal gip Battista ripercorre schematicamente il ruolo dei collaboratori di giustizia.
“Della Malva, fonte diretta, si autoaccusa: descrive il movente dell’omicidio, le fasi organizzative dello stesso, la sua esecuzione e le fasi successive. Chiama in correità Iannoli fornendo dettagli coincidenti con l’esito delle indagini”.
“Giovanni Surano detto ‘Lupin’, fonte di conoscenza Vincenzo Vescera, indica Iannoli e Della Malva quali autori dell’omicidio per averlo appreso da Vescera, fornendo dettagli corrispondenti al racconto del Della Malva”.
“Alessandro Mastrorazio, fonte di conoscenza Giovanni Iannoli, riferisce dei timori confidatigli dallo Iannoli di essere accusato dell’omicidio Solitro da Della Malva, una volta appreso che costui aveva iniziato a collaborare”.
“Orazio Coda alias ‘Balboa’, fonte di conoscenza Marco Raduano, individua in Della Malva e Iannoli gli autori dell’omicidio che avrebbero avuto il preventivo assenso di Raduano”.
“Andrea Quitadamo detto ‘Baffino jr’, fonte di conoscenza Francesco Scirpoli, individua in Della Malva e Iannoli gli autori dell’omicidio”.
Nella ricostruzione spiccano i nomi dei giovani boss Raduano detto “Pallone”, capo assoluto della malavita viestana e del mattinatese Francesco Scirpoli detto “Il lungo”, presunto erede di Mario Luciano Romito. I due, entrambi 40enni, il primo latitante, il secondo in carcere, sarebbero ai vertici dell’organizzazione criminale che i carabinieri chiamano Lombadi-Ricucci-La Torre, da ribattezzare in Lombardi-Scirpoli-Raduano alla luce dell’omicidio di Pasquale Ricucci e dell’ascesa del “Lungo” e di “Pallone”.
Nelle carte dell’omicidio Solitro, Scirpoli viene definito “elemento di spicco del clan al quale Raduano si era affiliato proprio tramite Della Malva al fine di contrastare l’avverso gruppo criminale di Girolamo Perna“, quest’ultimo ucciso il 26 aprile 2019, legato ai montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone.
Pentiti fondamentali
“Il principale apporto probatorio – riporta l’ordinanza del gip – è costituito dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Della Malva quale soggetto che ha partecipato direttamente ai fatti oggetto della presente indagine. Questi, inoltre non solo descrive i particolari in ordine alla condotta omicidiaria, ma riferisce anche dei contrasti familiari esistenti tra la famiglia Della Malva e Marino Solitro, zio acquisito del collaboratore”.
“Invece, il collaboratore Surano assume rilevanza nel confermare la partecipazione di Della Malva e Iannoli alla condotta omicidiaria consolidando ulteriormente l’attendibilità di Della Malva stesso. La fonte di conoscenza di Surano è costituita principalmente da Vincenzo Vescera che, intraneo al gruppo in cui operavano Della Malva e Iannoli, aveva ricevuto le confidenze proprio da questi ultimi”.
“Inoltre, il collaboratore Mastrorazio, codetenuto con Iannoli nella Casa Circondariale di Siracusa, riferiva la preoccupazione manifestata da quest’ultimo, dopo aver appreso la notizia della volontà di collaborare con la giustizia da parte di Della Malva”.
“Per quanto concerne i collaboratori Antonio e Andrea Quitadamo, questi apprendono particolari relativi all’omicidio oggetto di indagine da Francesco Scirpoli, elemento di spicco del clan al quale, come detto, era affiliato anche Raduano”.
“Infine, le dichiarazioni del collaboratore Coda attribuiscono a Della Malva e Iannoli il ruolo di esecutori dell’omicidio di Solitro così come appreso confidenzialmente prima da Raduano e poi dallo stesso Della Malva”.
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