Due stanze, una in Pronto soccorso e una in Rianimazione (entrambe al Deu), per stabilizzare e trattare i pazienti che arrivano in condizioni gravi – spesso a causa di incidenti stradali – al Policlinico di Foggia. Le direttrici delle due aree del “trauma team”, Gilda Cinnella (Rianimazione e anestesia universitaria) e Paola Caporaletti (Pronto soccorso), spiegano come vengono trattati i casi di politrauma dopo l’intervento del 118. Apparecchiature di ultima generazione e professionisti dedicati sono impegnati costantemente per cercare di ridurre al minimo i danni diretti e correlati sui pazienti particolarmente critici. Si tratta di persone con significative alterazioni dei parametri vitali.
“Con il codice rosso i pazienti entrano direttamente nella sala rossa – spiega Caporaletti -, dove viene prontamente preso in carico dall’equipe. Qui, secondo protocolli ben noti, viene eseguita una valutazione secondaria rispetto a quella del 118, e si avvia un iter diagnostico-terapeutico specifico. Il numero di casi maggiori riguarda gli incidenti stradali, e qui arrivano pazienti anche dai confini con la Campania, anche con l’elisoccorso, perchè siamo un hub di riferimento per il trattamento dei politraumatizzati”.
“I politraumi complessi – aggiunge Cinnella -, sono prevalentemente da incidenti automobilistici, ma anche, in misura decisamente minore, sul lavoro o domestici, vengono centralizzati nel nostro ospedale dal 118. Siamo dotati di tutte le strutture specialistiche sia per la diagnostica che per l’attività chirurgica. Il paziente in rianimazione viene prima di tutto stabilizzato, per si approfondisce la valutazione del quadro clinico anche grazie ad apparecchiature di ultima generazione”.
Il paziente instabile arriva poi nella shock room, dove ci sono due posti letto perfettamente attrezzati. “Qui siamo attrezzati per fornire qualsiasi tipo di supporto al grave politraumatizzato – continua Cinnella -. Tra le altre cose, c’è la possibilità di effettuare esami point of care, ovvero eseguiti al letto del paziente con tempi di risposta nettamente più celeri: in 5 minuti – anziché 40 minuti – siamo in grado di avere i risultati relativi all’assetto coagulativo del paziente nello stesso posto, un fattore decisivo per evitare complicazioni che potrebbero mettere a repentaglio la vita”.








