Antonio La Scala, avvocato ed ex finanziere originario di Manfredonia, per 3 anni ha portato avanti decine di indagini sulla sanità con il Nirs, il nucleo ispettivo regionale. Un lavoro certosino che ha comportato a centinaia di avvisi di garanzia e diversi arresti. Ma il 10 febbraio scorso i rapporti con il governatore Michele Emiliano, che lo aveva fortemente voluto nel ruolo di coordinatore, si sono bruscamente interrotti. “Non vedeva l’ora di liberarsi di me, perché ho portato avanti l’incarico pubblico – forse unico caso in Italia – senza guardare in faccia a chi mi ha nominato e alle persone che erano in relazione con lui. Da allora non ci siamo mai più sentiti”.
Avvocato, perchè Emiliano scelse proprio lei?
Una sera mi mandò un messaggio Whatsapp per dirmi che voleva incontrarmi per propormi l’incarico. Sapeva che ero un ex ufficiale della Guardia di finanza e sono il vicepresidente nazionale di Anfi (Associazione finanzieri d’Italia). Perciò tra gli ispettori feci entrare un po’ di persone di mia fiducia, ufficiali e sottufficiali di Finanza, Carabinieri e Polizia, in pensione, che hanno fatto un lavoro grandioso. Come avvocato, peraltro mi occupo di Pubblica amministrazione e insegno alla Lum di Casamassima da oltre 20 anni. Insomma, ero il profilo giusto.
Il Nirs ha prodotto molto materiale d’indagine, confluito in diverse indagini delle Procure, in alcuni casi con arresti e sentenze di condanna. Perché Emiliano ha chiuso i rapporti con lei?
Innanzitutto bisogna dire che il mio incarico è scaduto e non è stato rinnovato. Se non è stato fatto vuol dire che tutto quel lavoro evidentemente non piaceva a qualcuno…
Sta dicendo che ha dato fastidio a poteri che orbitano intorno alla Regione Puglia?
Probabilmente. La nostra prima inchiesta portò a diversi arresti e interdittive a Lecce. Una fetta importante della sanità salentina venne messa sotto la lente, e ci finì anche l’ex assessore della Giunta Emiliano, Salvatore Ruggeri. Sapete poi come andò a finire. Fu il primo scandalo di una lunga serie, fino agli ultimi delle scorse settimane.
Dunque è partito tutto dalla sanità?
Esatto. Subito dopo abbiamo setacciato tutte le Rsa, scoprendo che il 79% aveva delle irregolarità. Lo certificò anche la Regione. Eppure per anni nessuno se n’era accorto, nè le Asl nè il governo. Le aziende hanno pagato regolarmente le prestazioni per anni, su quali presupposti?
Dopo la relazione che avete fatto è cambiato qualcosa?
Nulla. Ad onor del vero bisogna dire che molti degli adempimenti sono di natura formale, difficili da rispettare. Però nessuno si è attivato per cambiare la normativa e facilitare le procedure per mettersi in regola.
A questo punto, come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: cosa rischia il management e l’organo politico in caso di inadempimento? Cioè, qualcuno paga se non si sistemano le cose nonostante le relazioni dettagliate?
Qui la normativa è carente. Loro dicono: ci avete segnalato questa ma sappiamo noi cosa fare, perché possiamo anche ritenere infondate le segnalazioni. Andrebbe modificata la procedura obbligando il management a prendere provvedimenti in un senso o in un altro, entro un termine stabilito. La politica su questo è rimasta silente.
Questo però rende vana la funzione di controllo finalizzata al miglioramento dell’indirizzo politico della Giunta. Eppure Emiliano lo ha individuato come modello per risolvere i problemi dopo gli scandali in Puglia. Non le sembra un controsenso?
Decisamente, se è questo l’approccio si riduce solo ad una operazione di marketing politico. Ogni anno abbiamo inviato la relazione finale – la Rac – via pec a Emiliano, il quale avrebbe dovuto inoltrare gli esiti alla Giunta e ai direttori generali delle aziende per le azioni consequenziali. Quasi mai abbiamo avuto riscontro sugli esiti.
Quali sono gli altri grandi scandali che avete messo in luce?
Quello dei furbetti dei vaccini durante il Covid, con oltre 400 avvisi di garanzia. Poi c’è stato il filone delle società in house, le Sanitaservice. Foggia sta pagando 21 milioni di euro per un contenzioso in materia di Iva. Per non parlare delle assunzioni, dove per un periodo venivano assunti centinaia di pulitori, ma nessuno ha mai preso una scopa in mano, anzi molti sono finiti dietro le scrivanie. Il messaggio è nefasto: a che serve prendersi una laurea se poi i concorsi vengono fatti così? E ancora, c’è tutta la partita dei costi non chiari nelle Asl e nelle società strumentali. Alcune avevano la voce ‘spese generali’ dove confluiva di tutto, senza possibilità di controllo specifico sugli acquisti. Ora queste indagini sono al vaglio delle autorità competenti.
Come sta messa la provincia di Foggia rispetto al resto della Puglia?
Malissimo. Credo sia tra le province peggiori per la sanità. A Foggia città abbiamo trovato di tutto di più tra Ospedali Riuniti e Asl, dove abbiamo messo in luce lo scandalo enorme delle commissioni invalidi, per cui spero ci siano sviluppi a breve. Così come a Manfredonia, dove abbiamo riscontrato la totale assenza dell’anestesista e del radiologo nel presidio. Un ospedale al servizio di circa 100mila persone aveva una sala operatoria che praticamente non hanno mai usato. Poi ci sono le centinaia di segnalazioni per le attese interminabili al Cup.
Avvocato per concludere, come si impegnerà ora per non disperdere tutta questa esperienza? Ha mai pensato di candidarsi?
Non l’ho mai escluso. Me lo avevano chiesto alla precedente tornata per Manfredonia, ma ho sempre respinto ogni proposta: non mi identifico con nessuno degli amministratori degli ultimi anni.
Con Emiliano invece?
Assolutamente no. E non c’entra nulla il Nirs…












