All’indomani dell’infausta consegna delle chiavi della città a Matteo Salvini da parte dell’allora sindaco Franco Landella nell’agosto del 2020, fu tra i primi a mobilitarsi in una manifestazione di piazza forte e decisa, “Foggia non si Lega”.
Da lì in poi è stato un crescendo di iniziative e campagne di informazione con il movimento civico La Società Civile e con altri contenitori sociali e politici, come la Filiera Culturale. Fino all’esposto contro Amiu Puglia presentato con un pool di avvocati trasversali.
Il giovane Francesco Strippoli ha trovato nel M5S la forza politica in grado di portarlo dentro le istituzioni, permettendogli così di tramutare la sua voglia di fare politica in capacità reale di incidere. Lo abbiamo intervistato.
Strippoli, cosa significherà per te adesso fare politica dentro le istituzioni?
Innanzitutto grazie per l’intervista e per il fondamentale lavoro che la stampa compie quotidianamente.
L’ingresso nel Consiglio permetterà a me ed ai miei colleghi di essere rappresentativi delle istanze civiche e sociali all’interno della massima assise cittadina. Prendendo in prestito un aforisma di una persona che ha molto influito nella mia formazione politica direi che passiamo “dalla protesta alla proposta”. Nel mio caso specifico si tratterebbe di non limitarsi a scoprire e denunciare le storture amministrative, come ad esempio avveniva nella mia esperienza da giornalista, ma di presentare mozioni, ordini del giorno, interrogazioni ed interpellanze per risolvere le questioni. Ciò non sminuisce affatto la politica fuori dalle istituzioni che anzi è cruciale e fa tutta la differenza tra una città degradata ed abbandonata rispetto ad una comunità sviluppata e vigile. Lo strumento della delega della rappresentanza ha diversi limiti e deve essere controbilanciato con l’attivismo, l’informazione e la democrazia dal basso. Penso che il consigliere comunale debba essere strumento delle realtà sociali e dei cittadini. Contattatemi, fatemi segnalazioni, condividiamo idee e proposte.
Si è parlato tanto di nomine assessorili. Perché non hai accettato la delega all’Ambiente?
In campagna elettorale ho coniato un mio personale slogan riguardo il portare dentro il Comune le lotte e fuori le carte. Queste ed altre azioni, che ho sempre esplicitato a chi ha creduto in me onorandomi del voto, sono proprie dell’attività di un consigliere impegnato. Mi pongo l’obiettivo di rappresentare i cittadini e le loro istanze relativamente alle diverse materie della vita pubblica. Il mandato concessomi dai cittadini è di andare in Consiglio e fare politica lì. L’Assessorato è tutt’altra cosa. Penso si stia facendo una valutazione, a mio modo di vedere inesatta, di considerarlo come una specie di premio al candidato, eletto o non eletto, sulla base magari del numero dei voti. Il procacciarsi voti prescinde totalmente dalla competenza o qualità nello svolgere quell’incarico. Magari il miglior assessore per una determinata materia ha preso 40 voti o non si è proprio candidato, perché ad esempio più riservato o con meno agganci sociali. È un demerito? Inficierebbe nello svolgimento della sua attività? Non direi, piuttosto è vero il contrario. Sarebbe più libero. Va poi precisato che l’Assessorato è un incarico fiduciario del sindaco con il quale c’è un rapporto diretto di nomina, coordinamento e possibilità di rimozione. Per l’Ambiente ritengo che tra i nostri iscritti ci siano attualmente professionisti che abbiano più competenze storiche e certificate.
Una coalizione tanto larga e variegata… quali sono i rischi calcolati di essere dentro una tale maggioranza?
Direi la naturale diversità di vedute rispetto alle specifiche questioni. Prendendo ad esempio proprio il tema ambiente (ma vale anche per altro) è chiaro come il Movimento 5 Stelle, a tutti i livelli, si stia occupando da anni dell’annosa e gravosa emergenza ambientale che viviamo a Foggia. I nostri parlamentari e vertici locali, stimolati dalla base e dall’associazionismo virtuoso, hanno avuto prese di posizione molto coraggiose ed orientate ad una risoluzione definitiva dell’eterna crisi rifiuti e di tutti i disagi annessi che comporta. Le nostre azioni spesso erano in solitaria rispetto alle altre sigle politiche. Il programma della coalizione è stato dal nostro gruppo molto indirizzato in questo senso su un riscatto di dignità, di autonomia da altri interessi esterni, di rigore ed intransigenza nel rispetto degli affidamenti, e su una radicale trasformazione di Foggia in una città sviluppata ecologista ed europea. Ci sarà da battagliare contro le resistenze ed ogni cambiamento è per natura un po’ traumatico, ma bisogna avere la forza ed il coraggio di uscire dallo stato di grave degrado al quale sembriamo condannati da tempo. Confidiamo nella condivisione di sensibilità e valori della nostra sindaca Maria Aida Episcopo; sarà lei a determinare il prevalere di certi orizzonti di rinascita per Foggia.

Come intendete “usare” il contenitore civico de La Società Civile?
Sarà la Società Civile (l’associazione), e la società civile (in senso lato) ad usare noi. Lucia Aprile ed io ci siamo dimessi dai rispettivi ruoli già prima delle elezioni. C’è una naturale fase di riorganizzazione e presto ci sarà un nuovo presidente e un nuovo direttivo dell’associazione. Noi rimaniamo come soci semplici che però possono fornire importanti strumenti di supporto alle attività dell’associazione. Penso all’accesso agli atti così come alle attività di iniziativa amministrativa. La ricchezza di Foggia è proprio nel mondo associativo. Le realtà sono tantissime e con grande merito sopperiscono ai disservizi e disagi presenti in città. Io stesso sono iscritto a diverse importanti associazioni, stesso vale per la Sindaca Episcopo. Vanno valorizzate e coinvolte nel processo di partecipazione alla vita amministrativa. In questo senso c’è molto che possiamo fare. Sogno che Foggia diventi ufficialmente “città dell’associazionismo”.
Amiu, Ataf… qual è la prossima battaglia?
Come dicevo ci sono tante emergenze e tante questioni di cui occuparsi contemporaneamente, da qui la necessità di essere presenti in Consiglio e nelle commissioni. Prima ho parlato di ambiente, discorso lunghissimo, e di partecipazione: aprire il Comune alla consulte, alle rappresentanze, alle iniziative dal basso (referendum propositivi) e al bilancio partecipato…
Da esperto della tematica del Lavoro vorrei promuovere l’integrazione e la collaborazione tra gli enti che si occupano delle politiche attive, dei controlli e dell’assistenza alla persona. In questo senso Servizi Sociali, Centro per l’Impiego e Ispettorato del lavoro devono implementare un sistema interconnesso e dialogante (che oggi non c’è) con l’obiettivo di supportare la domande e l’offerta di lavoro in tutte le sue fasi, e garantire il rispetto della legge e dei contratti. Il Comune può organizzare eventi, promuovere l’incontro tra gli attori e fungere da cabina di regia grazie agli assessorati alle Attività Economiche-Lavoro e all’assessorato alle Politiche Sociali. Sul tema lavoro avrei molte proposte concrete per contrastare la più grande piaga del nostro territorio, ossia la disoccupazione ed il lavoro povero e precario.
L’iniziativa con i bus è anche una riappropriazione di un certo orgoglio civile per il bene pubblico?
Rientra nel discorso di fare attività propositive e di reale presa di coscienza e cambiamento sociale.
Avremmo potuto stare su Facebook a criticare e lamentarci del triste declino degli eventi. Abbiamo invece deciso di andare nel rione, che poi è quello in cui ho sempre vissuto, far attivare la cittadinanza e rinsaldare un patto comune a tutela del servizio pubblico. Ad assaltare i mezzi con le sassaiole negli scorsi mesi sono stati bambini; da qui l’idea per un seminario di sensibilizzazione e tutela dei mezzi pubblici. Saranno i bambini e le famiglie stesse ad attivare una risposta collettiva di cura e salvaguardia. Il giro turistico ci ha permesso di empatizzare con il difficile mestiere dell’autista e ha dimostrato che l’educazione civica è un processo da fare tutti insieme, dai piccoli gesti di non parcheggiare in seconda fila. Non basta la repressione ma servono azioni preventive e proattive. Un gran successo, da riproporre.
Beni pubblici, beni comuni… quanta strada c’è ancora da fare?
I cassonetti sono spesso devastati, i lampioni e le videocamere sono state più volte distrutte. Un circolo vizioso di insicurezza, buio e degrado. Gli spazi verdi sono sterpaglia incolta, le aree cementificate diventano luoghi abbandonati ed utilizzati come piazze di spaccio o corse in moto. C’è tanto da fare. La buona volontà della cittadinanza perbene però deve immediatamente trovare riscontro nell’azione amministrativa per restituire decoro, dignità e qualità della vita. Ad esempio la sostituzione dei lampioni e dei cassonetti deve avvenire in tempi rapidi e non lasciare abituare la gente al buio ed allo sporco, che finiranno per alimentare devianze e criminalità. Lato cittadinanza dico invece: diamoci una mossa. Quando vedete strade e marciapiedi dissestati chiamate il numero 800.913.450. Quando vedete cassonetti rotti, sporchi e rifiuti a terra chiamate il numero 800.011.558. Quando vedete sterpaglie ed erbacce infestanti o alberi pericolanti chiamate il numero 800.061.722. Quando vedete corpi illuminanti rotti, pericolanti o spenti chiamate il numero 800.628.172.










