Nei guai il neo ministro provinciale dei Frati Cappuccini di Foggia, padre Francesco Dileo (in foto) e il nuovo rettore del Santuario di San Giovanni Rotondo e responsabile legale della provincia monastica padre Aldo Broccato. Questa mattina, i Frati Minori Cappuccini di San Giovanni Rotondo (il santuario di Padre Pio), sono stati condannati dal Giudice del Lavoro della sezione di Foggia, Aquilina Picciocchi, per condotta antisindacale, ritorsione e licenziamento illegittimo.
Il fatto ha dell’ incredibile, secondo quanto riportato nella sentenza. Un dipendente storico e sacrista del Santuario, Antonio La Porta (difeso dagli avvocati casertani Ottavio, Matilde e Marco Pannone), nel 2022 viene legittimamente eletto ad una carica nazionale e a sedere al tavolo rappresentativo dei lavoratori di tutte le chiese italiane per rinnovare il contratto collettivo di lavoro scaduto nel dicembre 2021. Essendo lui un lavoratore di un grande santuario, consiglia sia alla sua stessa categoria che alla controparte presieduta dall’associazione sindacale dei sacerdoti (FACI) di cambiare il contratto di lavoro e modernizzarlo, perché “versava oltre i limiti della sopravvivenza (un contratto fermo da oltre 10 anni con una paga base oraria di circa 5/6 euro l’ora per 44 ore settimanali e domeniche retribuite senza nessuna maggiorazione)”.
Ci riesce, ottiene un’appendice dedicata ai grandi santuari che hanno in serbo molti più dipendenti e professionalità, regolamenta le maggiorazioni delle domeniche e l’orario settimanale di 40 ore e non più 44, adeguando la paga oraria a 9 euro l’ ora (ormai tanto discussa). In buona sostanza, un aumento di circa 300 euro al mese oltre ai buoni pasto, del valore di 6 euro al giorno. Viene Firmato l’11 maggio a Roma tra i rappresentanti legali, viene pubblicato sulle principali pagine (Sole24Ore, Avvenire, Osservatorio dell’Università di Urbino e altri) ma i frati, viene spiegato in una nota, “di tutta risposta, il 7 giugno inviano all’ente bilaterale (ente preposto al controllo del CCNL in questione) una missiva firmata da padre Aldo Broccato, denigrando il suo stesso lavoratore definendolo ”dipendente più avvezzo a fare il sindacalista di se stesso…” e intimano l’ ente (ENBIFF) a cancellare entro 5 giorni il nuovo CCNL (quindi per tutta l’ Italia!): cosa assurda in quanto pubblicato anche dal giornale ufficiale delle parrocchie e registrato già da tempo al CNEL”.
Licenziano in tronco il lavoratore Antonio La Porta il 20 giugno con la motivazione di giustificato motivo oggettivo per problemi economici dovuti al rinnovo contrattuale (circa 3-400mila euro in più all’anno): “Operazione – hanno replicato i religiosi -, che, se applicata, comporterebbe la chiusura dell’Ente e il licenziamento di tutto il personale per insostenibilità dei costi imprevisti”. “Dichiarano di aver chiuso le sacrestie (ai dipendenti che poi verranno sostituiti dalle suore a dir loro volontarie) – spiegano in una nota -, dichiarando gli stipendi troppo onerosi (1500 lordi al mese) e, sempre a detta loro, illegittimo perché non discusso prima con i frati e con l’ accusa di aver strumentalizzato la posizione di rappresentante dei lavoratori. Insomma avrebbero voluto un vero CCNL ad personam”.
Poi aggiungono: “Durante l’udienza in tribunale, i cappuccini nella difesa rappresentati dall’ avvocato Vincenzo De Michele del Foro di Foggia, presentano al giudice 36 pagine di screenshot del gruppo whatsapp dei lavoratori (circa 40 persone) pur di mettere il lavoratore in cattiva luce davanti al giudice, non considerando poi la conseguente segnalazione (poi avvenuta) al garante della privacy. Oggi l’ epilogo – concludono -. Il giudice, in diversi punti condanna i frati cappuccini all’ immediata reintegra del sacrista e al pagamento dei danni, per condotta antisindacale, licenziamento illegittimo e ritorsivo nei confronti del lavoratore, chiarendo e legittimando la posizione a rappresentare i lavoratori durante il rinnovo contrattuale”. (In foto, Dileo e Broccato)
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