La situazione nel centrodestra, quando mancano meno di due mesi alle elezioni amministrative del Comune di Foggia sciolto per mafia nell’agosto del 2021, è alquanto complicata.
Leonardo Di Gioia, che già alle scorse regionali fu candidato in Forza Italia dopo la sua lunga parentesi civica nel centrosinistra, sembrava e sembra ancora ad un passo dall’indicazione per la candidatura a sindaco di Foggia dell’intero centrodestra.
Il commercialista era rimasto cauto sulla possibilità di avere davvero la meglio sugli altri nomi sul tavolo perché conscio che il suo passato vendoliano ed emilianista per molti resta una macchia indelebile, soprattutto in casa del partito della premier Giorgia Meloni.
In una riunione del direttivo dei Fratelli d’Italia infatti, su 20 presenti 11 hanno votato contro l’opzione Di Gioia, tanto voluta dalla Lega di Massimo Casanova.
A porre un veto morale contro di lui sarebbe anche l’ex sindaco Paolo Agostinacchio, padre nobile della destra foggiana.
Potrebbero insomma non bastare i buoni uffici nazionali di Maurizio Lupi, il referente ciellino di Di Gioia, nonostante gli incastri regionali, se è vero che a Bari la partita sarà chiusa sul meloniano Filippo Melchiorre. Non pervenuto invece il parere di Raffaele Fitto.
A rendere inoltre più ardua l’ufficializzazione dell’ex assessore regionale sarebbero anche alcuni suoi diktat, ritenuti irricevibili. Stando ai rumors Di Gioia, che agli amici a Vieste avrebbe detto che “tutto è nelle sue mani”, avrebbe chiesto una completa discontinuità rispetto al passato landelliano. La sua deve essere davvero un’altra storia, come recitava un suo vecchio claim.
No ai candidati consiglieri con un passato netto nelle vecchie amministrazioni. Non solo no agli incandidabili ovviamente, ma anche no agli ex assessori e collaboratori delle Giunte, quand’anche essi fossero immacolati e liberi da indagini o sospetti. L’elenco è lunghissimo e comprende anche figure di spicco, simboliche, ottimi amministratori, capaci di spostare voti e simpatie e va da Anna Paola Giuliani e Sergio Cangelli a Claudio Amorese, passando per Giulia Panettieri e Sonia Ruscillo.
Difficile che il centrodestra possa sacrificare un mondo così ampio per consegnare la coalizione a Leonardo Di Gioia.
Archiviate le ipotesi di Giannicola De Leonardis e di Annamaria Fallucchi, che non ci pensano proprio a correre come sindaci e a lasciare le loro postazioni, sul tavolo restano poche carte. Inclusa quella di Giuseppe Mainiero, che però avrebbe avuto il niet anche da Roma, da Galeazzo Bignami e gli altri suoi vecchi amici del Fronte della Gioventù. No anche ad una possibile sua vicesindacatura o ad apparentamenti, qualora i suoi voti fossero decisivi in fase di ballottaggio.
Chi resta immune dalla vivisezione? Potrebbe spuntarla a sorpresa, anche in virtù di una spartizione tra i partiti in Puglia, il segretario provinciale azzurro Raffaele Di Mauro, sostenuto da D’Attis e da Antonio Tajani. (In foto, Di Gioia e Di Mauro; a destra, Agostinacchio)
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