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Home - Rifiata la Rianimazione di Foggia, solo sei ricoverati: la più giovane ha 29 anni. “La recente morte del carabiniere evidenzia la totale imprevedibilità della malattia”

Rifiata la Rianimazione di Foggia, solo sei ricoverati: la più giovane ha 29 anni. “La recente morte del carabiniere evidenzia la totale imprevedibilità della malattia”

Di Francesco Pesante
15 Aprile 2020
in Sanità & Salute
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È diminuita la pressione del coronavirus sui reparti di rianimazione degli ospedali italiani. Da alcuni giorni può rifiatare anche il Policlinico Riuniti di Foggia. Sono quattro i moduli della rianimazione allestiti per l’emergenza nel nosocomio di via Pinto, due dei quali ospitano le sei persone al momento ricoverate sulle quali vige la massima cautela. Tre si trovano in un modulo, altre tre in un altro. Il paziente più giovane è una ragazza di 29 anni di San Severo, il più anziano ha 73 anni. “C’è stato un netto calo – fanno sapere a l’Immediato dal reparto -. Fino a 20 giorni fa c’erano circa una ventina di pazienti, oggi sei. L’ultimo ricovero è piuttosto datato”.

Purtroppo alcuni non ce l’hanno fatta, uno dei decessi recenti è quello del carabiniere 57enne di San Severo, Claudio Santoro, in servizio a Lucera. Il militare non aveva patologie pregresse e negli ultimi giorni sembrava anche in leggero miglioramento, poi l’improvvisa crisi e la morte. “Un episodio che ci ha particolarmente colpito – commentano dalla rianimazione – e che evidenzia la totale imprevedibilità della malattia”.

Ancora troppi misteri aleggiano sul male del secolo. Un uomo quasi coetaneo del carabiniere, con un quadro clinico molto simile e senza patologie pregresse, è uscito dalla rianimazione. “Con grande gioia nostra – spiegano a l’Immediato dal reparto -. Si trattava di una persona di Ischitella di circa 60 anni. Abbiamo superato momenti di grande preoccupazione ma alla fine ha sconfitto il virus. Godeva di buona salute come il carabiniere, solo che quest’ultimo non ce l’ha fatta nonostante sia stato sottoposto alle stesse terapie”.

Dall’inizio dell’emergenza, il paziente più giovane ricoverato nella rianimazione del Riuniti risulta essere un giovane di 28 anni che fortunatamente ha vinto la battaglia. Stesso discorso per un suo coetaneo, un bulgaro aspirante suicida che è stato dimesso di recente. Possono “sorridere”, ma senza abbassare la guardia, i residenti a Foggia città, nessuno dei quali finito nella rianimazione del Riuniti da quando è esplosa la pandemia.  

Come nel resto d’Italia, anche nel capoluogo dauno stanno prevalendo i pazienti di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile ma si tratta di uno scarto di poche unità, ci informano dall’ospedale.

Attualmente il coronavirus resta una lotteria: “Le nostre terapie sono palliative – spiegano dalla rianimazione -, utili a ricompensare le carenze del paziente. I più anziani hanno meno energie da investire nella risposta alle cure, certo, eppure anche alcuni giovani sono stati colpiti pesantemente e non riusciamo a capirne il perché. Questione di genetica? Sistema immunitario? Aleggiano ancora molti punti interrogativi”.

Nel frattempo, in alcuni ospedali, tra i quali Casa Sollievo, verrà usata l’eparina. Non ancora a Foggia dove viene inserita “a dosaggio terapeutico ma la somministrazione non segue ancora un protocollo definito”. Discorso diverso per il “Tocilizumab”, l’ormai noto farmaco antireumatico, utilizzato sulla base di una procedura ben precisa ma che secondo i medici della rianimazione funzionerebbe poco in fase tardiva.

Mentre la lotta al Covid-19 prosegue, in Italia è partita la fase 2. “Bisogna capirne bene il significato – il commento dal reparto del Riuniti -. Non è chiaro cosa succederà. Il maggior numero dei contagi è intraospedaliero. Ci sono stati casi di operatori contagiati che poi hanno diffuso il virus nei vari paesi della provincia di Foggia. Qui abbiamo avuto pazienti anche da San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Rignano, Rodi e San Severo, solo per citare alcuni centri”.

I medici devono sempre far fronte anche allo scarso numero di Dpi, i famigerati dispositivi di protezione individuale. Il quantitativo è sempre piuttosto esiguo ma per fortuna sta reggendo l’urto.

Stamattina è partita anche l’attività di monitoraggio agli accessi per tutti coloro che arrivano in ospedale. Ad ognuno viene controllata la temperatura. Stamattina c’era una lunghissima fila di auto.

In queste settimane di pandemia, in tanti hanno esaltato, con gesti di solidarietà e flash mob, l’impegno al fronte di medici e infermieri. “Continuiamo semplicemente a fare il nostro lavoro – il commento dei diretti interessati -, come sempre. Adesso ci trattano come eroi, ma siamo solo quelli che non si possono tirare indietro. Facciamo lo stesso lavoro di prima, forse con più paura ma dedizione e desiderio di curare i pazienti non cambiano”.

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Tags: coronavirusFoggiaPoliclinico Riuniti
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