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Home - “Dalla Rsa ci avevano tranquillizzate: ‘la mamma sta bene’. Invece è morta, sola e sofferente, dopo giorni di silenzio”. Lo sfogo delle tre figlie di Sabina, uccisa dal Covid

“Dalla Rsa ci avevano tranquillizzate: ‘la mamma sta bene’. Invece è morta, sola e sofferente, dopo giorni di silenzio”. Lo sfogo delle tre figlie di Sabina, uccisa dal Covid

Di Francesco Pesante
10 Aprile 2020
in Cronaca
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“Questo è lo sfogo di tre sorelle che hanno subìto la triste ed improvvisa nonché ingiusta perdita della propria mamma”. Inizia così la lettera a l’Immediato delle sorelle Paola, Jole e Patrizia, rimaste orfane dell’amata madre, morta per il coronavirus. Alla nostra testata hanno raccontato una storia ricca di opacità, con un finale drammatico, reso ancora più amaro dall’impossibilità di essere vicine alla propria cara nei suoi ultimi attimi di vita.

“Sabina (80 anni appena compiuti, ndr) era il suo nome – scrivono nella missiva – ed era ospite presso la RSSA San Raffaele di Troia (FG). La struttura aveva chiuso i battenti ai parenti dei ricoverati sin dai primi giorni del mese di marzo per disposizioni sanitarie in vista dell’emergenza Covid-19.

Il 20 marzo ci viene recapitato, tramite whatsapp, un video che mostrava la sanificazione degli ambienti e riconosciamo tra le altre camere quella della nostra mamma; allertate da ciò incominciamo a chiedere notizie di un possibile contagio tra gli ospiti in quanto completamente ignare di qualsiasi informazione.

Ci viene sempre detto: ‘Tranquille, la mamma sta bene, non ha i parametri per effettuare il tampone’; si lasciano sfuggire che però alla sua compagna di camera che era ricoverata al Riuniti era stato fatto, dopodiché null’altro; si chiudono in un mutismo preoccupante per noi che non riuscivamo a sapere e ogni nostra richiesta disperata veniva elusa.

Dal 20 al 27 marzo, dunque, il nulla fino al ricovero d’urgenza il giorno 28 con ambulanza presso il nosocomio di Foggia dove la diagnosi è gravissima: polmonite bilaterale acuta, situazione polmonare compromessa, parametri vitali al limite della sopravvivenza. Nonostante il trasferimento in terapia intensiva ed immediata intubazione, la situazione degenera nel giro di pochi giorni, infatti il 2 aprile ci annunciano che era deceduta e che le condizioni gravissime in cui era arrivata non avrebbero potute risolversi in altro modo.

Il giorno della sua cremazione – continuano le figlie della signora Sabina – ci viene recapitata una lettera aperta inviata dalla Asl di Foggia a firma del direttore del distretto socio sanitario, Lorenzo Troiano che invita i familiari delle persone ospiti presso le RSA della provincia di Foggia a riaccogliere in famiglia i propri cari per il periodo dell’emergenza.

Dunque, oltre al danno la beffa visto che ormai era troppo tardi e che volentieri, se lo avessimo saputo e se non ci fosse stata negata la giusta informazione nonché l’adeguata assistenza alla nostra congiunta, avremmo sicuramente interpellato specialisti, anche privatamente per evitare che la situazione degenerasse a tal punto. La morte è di per sé qualcosa di terribile – concludono – ma morire così ingiustamente nella più completa solitudine e indifferenza non crediamo sia possibile in una società che si voglia definire civile e in uno Stato di diritto. Mamma, sarai il nostro angelo lassù”. Firmato Paola, Jole e Patrizia.

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Tags: FoggiaRsaSan RaffaeleTroia
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