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Home - In Daunia venenum, dalla Di Monte dure accuse a Miglio: “Non conosce vergogna”

In Daunia venenum, dalla Di Monte dure accuse a Miglio: “Non conosce vergogna”

Di redazione
13 Giugno 2017
in Politica
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Rosalia Di Monte, commissario cittadino di Forza Italia a San Severo, attacca duramente il sindaco e presidente della Provincia, Francesco Miglio. Sul tavolo l’inchiesta “In Daunia venenum” e le parole dello stesso Miglio pronunciate a seguito dell’operazione delle forze dell’ordine. 

“Con il coraggio degno di un invasore barbarico e con una faccia che il bronzo, al cospetto, si scioglierebbe come pongo in un microonde – scrive la Di Monte -, Miglio decide di “intervenire” sull’ultima, grave e dolorosa vicenda giudiziaria che ha riportato la nostra città ai disonori della cronaca, macchiandola e marchiandola, stavolta e forse irrimediabilmente, anche sotto il vitale aspetto dell’ambiente e della salute pubblica. L’indagine denominata “In Daunia venenum”, infatti, pare aver scoperchiato un sodalizio criminale che ha portato nelle rigogliose terre di Capitanata, compreso il nostro agro, svariate tonnellate di rifiuti speciali altamente inquinanti, sversati in maniera illegale per mano di gestori privati di altrettanti impianti ed aziende di compostaggio e trasporto rifiuti, come riporterebbe la copiosa e dettagliata ordinanza che disponeva le misure restrittive in capo agli indagati“.

“Orbene – scrive ancora Di Monte -, in un vero e proprio inno all’ipocrisia, l’intervento istituzionale di Miglio, riducendo la coerenza a brandelli, dopo aver “promesso” di valutare la costituzione di parte civile dell’Ente Provincia (atto che, in contesti territoriali generali, “normalmente” e diligentemente amministrati, sarebbe legittimo e doveroso), si concede addirittura il lusso di affermare, proprio lui, “con convinzione che la Capitanata resta terra di eccellenza per prodotti agricoli e per il turismo”. Che questa sia la Capitanata, ovvero che possa continuare ad esserlo resta, ovviamente, auspicio o forse, un po’ più obiettivamente, speranza di tutta la comunità di appartenenza. Ma che sia Miglio a “produrre” certe affermazioni è prima incredibile, poi scandaloso. Miglio, giova ribadire fino alla noia, è un ex consigliere comunale di opposizione a San Severo che diffida e confida, successivamente votandola nella massima Assise, nella gestione pubblica di un impianto di compostaggio, all’epoca opportunamente dimensionato e con finanziamenti approvati. Miglio, poi, diviene sindaco di San Severo e presidente della Provincia di Foggia, annichilisce la stessa pubblica Assise un tempo regina, riducendola al rango di un fastidioso passaggio di cui poter fare senz’altro a meno, riunisce il suo “comitato per il bene in comune”, formato da soli sei cittadini di San Severo con la qualifica di assessori e conduce la sua città ad un accordo con un soggetto privato che, nel suo alveo, annovera non semplici indagati, ma soggetti giudicati in via definitiva per “corruzione”, quel noto reato volgarmente conosciuto come “mazzette”. Signor Presidente Sindaco, se lei conoscesse la vergogna, probabilmente riuscirebbe a non rimanere indifferente al grido con cui anche l’ultima delle coscienze supplicherebbe di abbandonare l’infausto, e forse “inspiegabile” alla maggior parte dei comuni cittadini, “progetto Sagedil”, che vorrebbe portare a San Severo un ecomostro dai funesti effetti ambientali ed economici, fuori da ogni logica di sana programmazione ambientale e contrario a quei principi morali e di opportunità amministrativa che, nella sua duplice veste, le sono imposti e dei quali, in questi ultimi mesi, si è andato riempiendo la bocca, tra un pasto saltato ed uno recuperato, in lungo e in largo per l’Italia intera, tra Tv e stanze dei bottoni, artisti e menestrelli. La Provincia di Foggia e la Città di San Severo attendono, fiduciosi, un suo conato di dignità. Sia composto, abbia coraggio, ci liberi da questa specie di compostaggio”.

Tags: francesco miglioIn Daunia venenumRosalia Di MonteSan Severo
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