La Puglia è tra le regioni italiane maggiormente interessate da procedimenti penali legati alla corruzione negli appalti pubblici. A evidenziarlo è l’ultimo rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), dedicato all’analisi dei fenomeni corruttivi registrati tra gennaio 2020 e maggio 2026. Un quadro che, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, punta l’attenzione soprattutto sull’utilizzo degli affidamenti diretti, ritenuti uno degli strumenti maggiormente esposti al rischio di distorsioni.
L’Anac: “Bandi costruiti su misura”
Secondo il rapporto, la fattispecie di reato più ricorrente è quella della turbata libertà degli incanti e della turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, che rappresentano circa il 28% dei casi esaminati.
L’Anac evidenzia come, in numerose vicende giudiziarie, i bandi vengano predisposti con caratteristiche tecniche tali da favorire imprese già individuate, alterando così il regolare svolgimento delle procedure di affidamento.
Seguono, tra i reati contestati, la corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (22%) e la corruzione attiva da parte dei privati (21%).
La Puglia tra le regioni più coinvolte
Come ricostruisce La Gazzetta del Mezzogiorno, la Sicilia guida la classifica nazionale con il 24% dei procedimenti penali, seguita dalla Campania (oltre il 18%). La Puglia rappresenta l’8,1% del totale.
Rapportando però i dati alla popolazione residente, la regione si colloca al quarto posto con 2,6 casi ogni milione di abitanti, dietro Sicilia, Abruzzo e Campania.
Fisicaro: “Gli affidamenti diretti possono diventare il prezzo del consenso”
Intervistato da La Gazzetta del Mezzogiorno, Emanuele Fisicaro, esperto di diritto penale commerciale e presidente del Centro Studi Europeo Antiriciclaggio & Compliance “Piero Vigna”, individua proprio negli affidamenti diretti uno dei principali punti critici.
Secondo Fisicaro, il rischio è che tali strumenti possano essere utilizzati per ricompensare chi ha sostenuto amministratori locali durante le campagne elettorali, attraverso incarichi affidati senza gara e mantenuti al di sotto della soglia dei 140 mila euro, limite oltre il quale scattano procedure molto più rigorose.
L’esperto sottolinea inoltre l’importanza del controllo politico da parte delle minoranze e richiama il ruolo di vigilanza svolto da prefetture e Guardia di Finanza, soprattutto nell’ambito della spesa pubblica e dei fondi del Pnrr.
Più trasparenza sui finanziamenti elettorali
Tra gli strumenti indicati per contrastare il fenomeno, Fisicaro propone una maggiore trasparenza sugli affidamenti diretti, con una rendicontazione periodica da sottoporre ai consigli regionali.
Nella stessa direzione si muove anche l’Anac che, ricorda La Gazzetta del Mezzogiorno, con la delibera n. 295 del 2026 ha introdotto l’obbligo di rendere pubblici i nomi delle persone fisiche che finanziano le campagne elettorali, comprese quelle di livello locale.










