“Siamo pronti a collaborare, ma il Consiglio regionale monotematico sulla sanità deve essere l’occasione per fare un’operazione verità rispetto al passato”. È la posizione espressa dal consigliere regionale Paolo Pagliaro, che ha sforato di circa dieci minuti il tempo deciso dai capigruppo e ha accusato la maggioranza di non aver mostrato, in questi mesi, una reale volontà di imprimere una discontinuità nella gestione del sistema sanitario pugliese.
“Non staremo con il timer – afferma – perché la sanità pubblica merita un confronto serio”. Pagliaro richiama i dati che fotografano le difficoltà del sistema: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi perché non riesce ad accedere alle prestazioni.
Al centro dell’intervento anche la situazione dei conti. “Nel solo 2025 il buco è di circa 350 milioni di euro. Dai dati ministeriali il disavanzo ammonta a 369 milioni, pari al 4% del finanziamento sanitario”. Ricorda inoltre che la Regione si era impegnata a presentare entro il 31 luglio il programma di un serio piano di rientro.
Secondo Pagliaro, il costo del disavanzo ricadrà direttamente sui cittadini. “Il buco sarà pagato con l’aumento dell’addizionale Irpef. Sarà il regalo di Natale della Regione: quando i pugliesi incasseranno la tredicesima si accorgeranno di pagare più tasse. E, oltre a questo, ci saranno meno servizi e meno interventi. È una vera beffa: pagare di più per avere meno salute e meno cure”.
Per il consigliere, “vent’anni di cattiva gestione hanno trasformato la sanità da servizio pubblico a bacino di consenso elettorale”. Un’accusa accompagnata dal richiamo alle risorse disponibili: “Il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17 miliardi e alla Puglia sono arrivati 252 milioni di euro in più”.
Pagliaro mette a confronto la situazione pugliese con quella di altre regioni. “La Campania, dopo 19 anni, è uscita dal piano di rientro. L’Abruzzo è in avanzo, così come il Lazio con un avanzo di 321 milioni. La Calabria registra un disavanzo di 117 milioni, il Molise ha ridotto il proprio a un terzo e la Sicilia è a 216 milioni. Aumentare le tasse è stata una scelta politica”.
Nel mirino anche alcune decisioni dell’amministrazione regionale. “La sanità è diventata il fondo cassa per la vostra campagna elettorale”, sostiene, citando le assunzioni di Sanitaservice, per un costo di 40 milioni di euro, e ricordando che “le sei mega sale operatorie del Deu a Foggia sono ancora senza collaudo”.
Pagliaro contesta inoltre i toni trionfalistici sui Livelli essenziali di assistenza. “Non basta cantare vittoria perché la Puglia è la prima regione del Mezzogiorno per i Lea, quando bisogna tornare al 2005 per trovare l’ultimo bilancio sanitario in positivo”.
Il consigliere richiama poi le difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini. “Se un pugliese prova a prenotare una Tac può aspettare anche un anno, per una colonscopia si arriva addirittura al 2030, mentre per una Tac coronarica al 2029. I cittadini pugliesi si sentono soli. Il sistema è rapido ed efficiente con chi paga, lento con chi si affida al servizio pubblico. Ma la salute non può aspettare”.
Dubbi anche sull’organizzazione annunciata per ampliare l’offerta sanitaria. “Con quali medici si lavorerà il sabato e la domenica? Con le prestazioni aggiuntive? E quanto costeranno?”.
Infine, Pagliaro definisce “un colpo di teatro” il recente riassetto dei vertici delle aziende sanitarie. “Per i direttori generali c’è stato soltanto un rimescolamento. Il vero male della sanità resta l’incapacità di controllare la spesa”. Da qui l’appello conclusivo alla maggioranza: “Fermate la propaganda e accettate la commissione d’indagine”.








