Prosegue il confronto in Consiglio regionale durante la seduta monotematica dedicata alla sanità pugliese. Dopo gli interventi dell’opposizione, sono arrivati quelli della maggioranza, con il consigliere del Partito Democratico Stefano Minerva e il consigliere Fischetti, che hanno difeso le scelte della Regione sul piano di rientro e sull’aumento dell’addizionale Irpef. Di segno opposto l’intervento del consigliere della Lega Fabio Saverio Romito, che ha attribuito le criticità del sistema sanitario a vent’anni di mancata programmazione.
Minerva: “Abbiamo avuto il coraggio di spiegare ai pugliesi la scelta sulle tasse”
Ad aprire la difesa della maggioranza è stato Stefano Minerva, che ha invitato il Consiglio ad affrontare il dibattito partendo dai dati.
“Leggiamo i dati e proviamo insieme a costruire le soluzioni. Non è solo la Puglia ad avere difficoltà: ci sono anche Toscana, Calabria e Abruzzo. Il personale pesa per 188 milioni di euro, ma aver assunto medici e personale sanitario significa provare ad aumentare la risposta sanitaria in questa regione”.
Il consigliere del Pd ha rivendicato la scelta di aumentare l’addizionale Irpef per coprire il disavanzo sanitario.
“La scelta delle tasse abbiamo il coraggio di spiegarla ai cittadini. Il nostro presidente si è assunto la responsabilità di costruire un piano di rientro. È vero che abbiamo chiesto un sacrificio ai pugliesi, ma lo abbiamo fatto con una manovra di sinistra. Da 0 a 15 mila euro di reddito non abbiamo aumentato l’Irpef. Il 75 per cento dei pugliesi con un reddito da 0 a 25 mila euro ha avuto un aumento di appena 4 euro”.
Minerva ha quindi sostenuto che l’alternativa sarebbe stata ridurre servizi e personale.
“Potevamo fare altro: potevamo chiudere gli ospedali, potevamo chiudere le opportunità per gli Oss. Invece abbiamo dato onore a quelli che abbiamo chiamato eroi durante il Covid. Non ci è costato poco, ma abbiamo avuto il coraggio di guardare in faccia i pugliesi. Abbiamo inoltre registrato 150 mila chiamate per l’abbattimento delle liste d’attesa”.

Fischetti: “Il problema è il sottofinanziamento nazionale”
Sulla stessa linea l’intervento del consigliere Fischetti, che ha concentrato l’attenzione sull’incremento dei costi della sanità.
“Ai pugliesi viene restituito un misero 1,9 per cento. La differenza è a carico dei pugliesi. Riflettete su queste cifre e portatele all’attenzione dei vostri parlamentari”.
Secondo Fischetti, il disavanzo certificato dal Ministero dell’Economia sarebbe determinato soprattutto dall’aumento dei costi strutturali.
“Il Mef ha certificato che il rischio di un disavanzo strutturale è concreto, perché è dovuto all’aumento degli emolumenti, all’incremento del costo dei farmaci e all’invecchiamento della popolazione. Il caso Puglia viene smentito dai numeri: undici regioni italiane sono in disavanzo e altre regioni hanno già aumentato l’addizionale Irpef. Il budget viene definito dal Ministero della Salute ed è assolutamente insufficiente, mentre la spesa militare ammonta a 45 miliardi di euro”.
Pagliaro: “Più tasse, meno cure. Serve un’operazione verità”
“Siamo pronti a collaborare, ma il Consiglio regionale monotematico sulla sanità deve essere l’occasione per fare un’operazione verità rispetto al passato”. È la posizione espressa dal consigliere regionale Paolo Pagliaro, che ha sforato di circa dieci minuti il tempo deciso dai capigruppo e ha accusato la maggioranza di non aver mostrato, in questi mesi, una reale volontà di imprimere una discontinuità nella gestione del sistema sanitario pugliese.
“Non staremo con il timer – afferma – perché la sanità pubblica merita un confronto serio”. Pagliaro richiama i dati che fotografano le difficoltà del sistema: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi perché non riesce ad accedere alle prestazioni.
Al centro dell’intervento anche la situazione dei conti. “Nel solo 2025 il buco è di circa 350 milioni di euro. Dai dati ministeriali il disavanzo ammonta a 369 milioni, pari al 4% del finanziamento sanitario”. Ricorda inoltre che la Regione si era impegnata a presentare entro il 31 luglio il programma di un serio piano di rientro.
Secondo Pagliaro, il costo del disavanzo ricadrà direttamente sui cittadini. “Il buco sarà pagato con l’aumento dell’addizionale Irpef. Sarà il regalo di Natale della Regione: quando i pugliesi incasseranno la tredicesima si accorgeranno di pagare più tasse. E, oltre a questo, ci saranno meno servizi e meno interventi. È una vera beffa: pagare di più per avere meno salute e meno cure”.
Per il consigliere, “vent’anni di cattiva gestione hanno trasformato la sanità da servizio pubblico a bacino di consenso elettorale”. Un’accusa accompagnata dal richiamo alle risorse disponibili: “Il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 17 miliardi e alla Puglia sono arrivati 252 milioni di euro in più”.
Pagliaro mette a confronto la situazione pugliese con quella di altre regioni. “La Campania, dopo 19 anni, è uscita dal piano di rientro. L’Abruzzo è in avanzo, così come il Lazio con un avanzo di 321 milioni. La Calabria registra un disavanzo di 117 milioni, il Molise ha ridotto il proprio a un terzo e la Sicilia è a 216 milioni. Aumentare le tasse è stata una scelta politica”.
Nel mirino anche alcune decisioni dell’amministrazione regionale. “La sanità è diventata il fondo cassa per la vostra campagna elettorale”, sostiene, citando le assunzioni di Sanitàservice, per un costo di 40 milioni di euro, e ricordando che “le sei mega sale operatorie del Deu a Foggia sono ancora senza collaudo”.
Pagliaro contesta inoltre i toni trionfalistici sui Livelli essenziali di assistenza. “Non basta cantare vittoria perché la Puglia è la prima regione del Mezzogiorno per i Lea, quando bisogna tornare al 2005 per trovare l’ultimo bilancio sanitario in positivo”.
Il consigliere richiama poi le difficoltà vissute quotidianamente dai cittadini. “Se un pugliese prova a prenotare una Tac può aspettare anche un anno, per una colonscopia si arriva addirittura al 2030, mentre per una Tac coronarica al 2029. I cittadini pugliesi si sentono soli. Il sistema è rapido ed efficiente con chi paga, lento con chi si affida al servizio pubblico. Ma la salute non può aspettare”.
Dubbi anche sull’organizzazione annunciata per ampliare l’offerta sanitaria. “Con quali medici si lavorerà il sabato e la domenica? Con le prestazioni aggiuntive? E quanto costeranno?”.
Infine, Pagliaro definisce “un colpo di teatro” il recente riassetto dei vertici delle aziende sanitarie. “Per i direttori generali c’è stato soltanto un rimescolamento. Il vero male della sanità resta l’incapacità di controllare la spesa”. Da qui l’appello conclusivo alla maggioranza: “Fermate la propaganda e accettate la commissione d’indagine”.
Romito: “Anche con altri 500 milioni non risolvereste i problemi”
Di tutt’altro tenore l’intervento del consigliere regionale della Lega Fabio Saverio Romito, che ha attribuito le criticità della sanità pugliese non alla scarsità di risorse ma alla loro gestione.
“Vi potrebbero dare anche 500 milioni per la sanità, riuscireste comunque a non risolvere i problemi”, ha affermato, sostenendo che il nodo centrale resta la capacità di programmare la spesa.
Romito ha ricordato come in sedici anni si siano succeduti undici assessori regionali alla Sanità, definendo quello dell’assessore pugliese “uno dei mestieri più pericolosi al mondo”.
“La sanità non l’avete programmata, l’avete subita. State giocando con le stesse regole del gioco di vent’anni fa”.
Il consigliere ha poi denunciato il progressivo calo dell’attrattività del sistema sanitario regionale, ricordando che in passato molti professionisti ambivano a lavorare al Policlinico di Bari, mentre oggi scelgono altre destinazioni perché non riescono a programmare la propria attività.
Nel mirino anche i bilanci delle Asl.
“Nella voce ‘Altro’ si annida il sottobosco delle consulenze e non solo”, ha sostenuto, parlando di un incremento della spesa pari al 368 per cento.
Infine ha richiamato la mancata attuazione della legge sull’autonomia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII.
“Ottomila famiglie pugliesi sono costrette a portare i propri bambini a curarsi fuori regione, al Bambino Gesù o al Gaslini. È mai possibile che un bambino pugliese, se si frattura dopo le 20, debba aspettare la mattina successiva per farsi ingessare una gamba?”.








