La Puglia migliora le proprie performance nell’assistenza sanitaria territoriale e supera l’esame sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), ma il divario con le regioni del Nord resta marcato e il Sud continua a pagare il prezzo più alto in termini di accesso alle cure. È il quadro che emerge dal monitoraggio del Ministero della Salute relativo al 2024 e da una nuova indagine sulle liste d’attesa pubblicata dal Corriere della Sera, che evidenzia come sempre più cittadini rinuncino alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale o siano costretti a rivolgersi al privato.
La Puglia supera l’esame sui Lea
La prima verifica del nuovo Sistema di garanzia sui Lea certifica un miglioramento complessivo della sanità italiana rispetto all’anno precedente. Soltanto Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano non raggiungono la sufficienza in almeno una delle tre macro-aree analizzate: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera.
La Puglia, invece, supera la soglia minima prevista in tutti gli ambiti e registra un miglioramento soprattutto nell’assistenza distrettuale, cioè nei servizi garantiti dalle Asl. Un dato che accomuna anche altre regioni del Centro-Sud, pur in un contesto che continua a mostrare performance inferiori rispetto a quelle del Nord. Nel quadriennio 2021-2024 cresce sensibilmente anche il livello della prevenzione sanitaria, mentre l’area ospedaliera evidenzia una lieve flessione su scala nazionale.
Nord ancora avanti, il Sud resta in affanno
Le regioni che confermano le migliori performance sono Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, mentre il Mezzogiorno continua a registrare indicatori più bassi, soprattutto nell’assistenza territoriale. Il monitoraggio evidenzia come la Calabria resti l’unica regione insufficiente nei servizi erogati dalle Asl, mentre Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano presentano criticità nell’area della prevenzione. Per la Puglia il risultato rappresenta un passo avanti, ma conferma anche la necessità di proseguire nel rafforzamento dei servizi territoriali e della medicina di prossimità.
Liste d’attesa, nel Sud due cittadini su tre rinviano visite e controlli
Accanto ai dati ministeriali emerge però un’altra fotografia preoccupante. L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per la Federazione nazionale degli Ordini dei medici mostra come le liste d’attesa rappresentino oggi uno dei principali problemi percepiti dai cittadini. Il tempo medio dichiarato per ottenere una prestazione supera i due mesi. Di fronte ai ritardi, il 54% degli italiani sceglie di pagare una visita o un esame in una struttura privata, mentre quasi sei cittadini su dieci dichiarano di aver rinviato o addirittura rinunciato alle cure. Il dato peggiora sensibilmente nel Mezzogiorno, dove si arriva a circa due persone su tre costrette a posticipare visite, controlli o esami diagnostici.
Sempre più ricorso al privato
L’indagine evidenzia come il Servizio sanitario nazionale stia progressivamente perdendo il ruolo di primo punto di riferimento per molti cittadini. Chi può permetterselo sceglie sempre più frequentemente il privato per evitare tempi d’attesa troppo lunghi, mentre chi non dispone delle risorse economiche necessarie è spesso costretto ad attendere oppure a rinunciare del tutto alle prestazioni.
Solo una quota limitata di cittadini ricorre invece all’intramoenia, la libera professione svolta dai medici ospedalieri all’interno delle strutture pubbliche, uno strumento che secondo le organizzazioni di categoria rimane ancora poco conosciuto e sottoutilizzato.
Per gli italiani servono più medici e più investimenti
Secondo il sondaggio, la causa principale delle liste d’attesa è la carenza di medici specialisti e personale sanitario, indicata dal 42% degli intervistati. Seguono i problemi organizzativi e la scarsità di risorse economiche destinate alla sanità pubblica. Le soluzioni ritenute più efficaci coincidono con un deciso rafforzamento del Servizio sanitario nazionale: aumentare il numero di medici e infermieri, investire maggiormente nella sanità pubblica, potenziare la medicina territoriale e rafforzare i controlli sul rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni.
Nonostante le criticità, il Servizio sanitario nazionale mantiene ancora una valutazione complessivamente positiva da parte della maggioranza degli italiani, anche se il gradimento continua a diminuire e nel Sud prevalgono ormai i giudizi negativi, segnale di una crescente sfiducia che rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.









