Per gentile concessione del Corriere del Mezzogiorno, a firma dell’editorialista Davide Grittani.
L’ormai imminente ritorno della sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, e la ricomposizione del primo esperimento nazionale di un’amministrazione a guida campo largo, lasceranno sul terreno più morti che feriti. A cominciare dalla lettera firmata dalla maggioranza che la sostiene, per convincerla a ritirare le dimissioni rassegnate lo scorso 8 giugno in seguito alla diserzione dell’aula consiliare nel momento più delicato del mandato (l’approvazione del bilancio). Ne esistono due versioni: la prima redatta dagli uffici dell’assessore regionale alle infrastrutture, Raffaele Piemontese, di tono laico ed equilibrato, rispettosa del ruolo e della dignità dei consiglieri: respinta al mittente dalla Episcopo, ritenuta insoddisfacente; la seconda versione, invece, terrebbe espressamente conto dei toni pretesi dalla sindaca, che difatti sono molto accondiscendenti e in diversi passaggi persino genuflessi: accolta.
Ma cos’è successo? È successo che l’ordine di scuderia, per evitare che andasse in frantumi il primo laboratorio nazionale del campo largo, è arrivato direttamente dalle segreterie nazionali del Partito democratico, dei Cinque Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Se fossero state confermate le dimissioni della Episcopo, a rimetterci maggiormente sul piano dell’immagine sarebbero stati i Cinque Stelle, che avevano proposto e difeso (oltre i mugugni di chi non la riteneva all’altezza) la candidatura di Maria Aida Episcopo. In particolare l’europarlamentare Mario Furore, oggi a capo della lunga lista «degli scontenti, dei delusi dalla sua irriconoscenza e dalla sua inadeguatezza al ruolo».
È prevalsa insomma una “ragion di parte”, il tentativo di salvare la faccia e le apparenze dopo una prima parte di mandato sensibilmente al di sotto delle aspettative. Tornando al retroscena della lettera con cui i consiglieri di maggioranza si sono cosparsi il capo di cenere chiedendo alla sindaca di tornare sui suoi passi, nella prima versione è riportato con onestà intellettuale «al di là delle differenti sensibilità politiche e delle criticità che possono manifestarsi nel percorso amministrativo, deve prevalere il dovere di garantire stabilità istituzionale»; un passaggio significativo, di cui però non c’è più traccia nella seconda versione, che più dimessamente recita «non abbiamo nessuna intenzione di avvitarci in polemiche: siamo stati eletti per lavorare e intendiamo farlo al meglio di noi stessi». Una resa incondizionata, che restituisce alla Episcopo pieno potere anche sui partiti di maggioranza.
Come prevedibile (anzi allo stesso modo del predecessore che avrebbe dovuto far dimenticare, cioè Franco Landella), la Episcopo prova a metterci una toppa che però si annuncia più grande del buco. D’ora in avanti guiderà il Comune di Foggia da separata in casa con i Cinque Stelle, al punto che Mario Furore a breve lascerà l’incarico di coordinatore provinciale in totale disaccordo con la linea del partito di Giuseppe Conte: «Ho una dignità, non posso tollerare questo teatrino». Intanto i bookmaker accettano scommesse, quanto durerà questa luna di fiele?











