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Home - “Una bomba sociale” senza soluzioni. A Borgo Mezzanone i 54 milioni mai diventati realtà

“Una bomba sociale” senza soluzioni. A Borgo Mezzanone i 54 milioni mai diventati realtà

PresaDiretta su Rai 3 riapre il caso del ghetto e dei fondi PNRR perduti. La trasmissione di Rai 3 "PresaDiretta" ricostruisce il fallimento del piano che avrebbe dovuto trasformare la vita di migliaia di braccianti

Di Redazione
15 Giugno 2026
in Cronaca, Manfredonia
La Marca a PresaDiretta

La Marca a PresaDiretta

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Dovevano essere 54 milioni di euro capaci di cambiare il volto di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi ghetti d’Europa. Dovevano finanziare case, servizi, trasporti, scuole, ambulatori e strumenti per contrastare il caporalato. A distanza di oltre tre anni dalla presentazione dei progetti, però, quelle risorse non si sono trasformate nelle opere previste e il ghetto continua a esistere.

A riportare la vicenda all’attenzione nazionale è stata la puntata di PresaDiretta andata in onda su Rai 3, che ha dedicato un ampio reportage al fallimento del piano finanziato attraverso il PNRR per il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli. Il ghetto di Mezzanone viene definito “una bomba sociale”.

Il progetto mai decollato

L’idea era nata nell’ambito delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicate alla lotta al caporalato e alla riqualificazione delle aree caratterizzate da forte vulnerabilità sociale.

Il progetto, elaborato dal Politecnico di Bari con il sostegno della Regione Puglia e formalizzato dal Comune di Manfredonia nel gennaio 2023, prevedeva il recupero di due borghi rurali costruiti negli anni Trenta, destinati a ospitare progressivamente i lavoratori migranti che oggi vivono nel ghetto.

Il piano comprendeva la realizzazione di alloggi, servizi sanitari, farmacie, scuole, uffici postali, collegamenti con le campagne e strutture per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Una strategia che avrebbe dovuto rappresentare un modello nazionale di inclusione e legalità.

La Marca: “Per un anno e mezzo il Governo non si è fatto sentire”

Nel corso della trasmissione è intervenuto il sindaco di Manfredonia Domenico La Marca, che ha puntato il dito contro i ritardi accumulati dopo la presentazione del Piano di Azione Locale.

“Rispetto a quel progetto inizialmente presentato e che aveva i suoi tempi di realizzazione, ci siamo ritrovati a luglio 2024 a lavorare in emergenza. Era un anno e mezzo circa che il Governo non si era fatto più sentire rispetto alla realizzazione di questi Piani di Azione Locale”, ha dichiarato.

Secondo il primo cittadino, il Comune avrebbe più volte chiesto risposte e indicazioni operative indispensabili per avviare concretamente gli interventi.

“Abbiamo iniziato a dire: guardate che le idee e i progetti per la loro realizzazione hanno bisogno di tempi. Non c’è stato alcun riscontro positivo da parte del Governo”, ha aggiunto.

L’arrivo tardivo del commissario

Uno dei passaggi centrali della ricostruzione riguarda la nomina del prefetto Maurizio Falco come commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi, avvenuta soltanto nel giugno 2024.

Secondo quanto emerso nella trasmissione e nelle successive audizioni parlamentari, la struttura commissariale si sarebbe trovata a operare quando ormai le scadenze del PNRR erano troppo vicine per consentire la realizzazione delle opere previste.

Lo stesso Falco, intervistato da PresaDiretta, ha riconosciuto le difficoltà incontrate.

“L’unica impressione che ho avuto è che sia stato quasi un fallimento delle istituzioni”, ha affermato.

“Mi sono speso al massimo, però le difficoltà sono state soprattutto sulla tempistica, perché mi sono insediato a meno di un anno dalla chiusura”.

L’ipotesi dei container respinta dal Comune

Nel servizio Rai emerge anche una soluzione alternativa che sarebbe stata valutata durante il percorso: l’installazione di moduli abitativi temporanei per ospitare i lavoratori.

Una proposta che il Comune di Manfredonia avrebbe però respinto.

“A un certo punto è stata valutata anche la soluzione di risolvere il problema abitativo dei lavoratori con dei container”, ha spiegato La Marca.

“Ma abbiamo detto no, perché ci sembrava qualcosa di provvisorio”.

Alla domanda sull’origine della proposta, il sindaco ha risposto: “Dal Governo, attraverso il commissario”.

Le accuse della politica e le inchieste televisive

Negli ultimi mesi il caso Borgo Mezzanone è diventato oggetto di numerose polemiche politiche.

Il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo ha definito “vergognoso” il mancato utilizzo delle risorse previste dal PNRR, sostenendo che il caso rappresenti il simbolo dell’incapacità delle istituzioni di affrontare strutturalmente il problema dello sfruttamento dei braccianti.

Già nel 2025 la vicenda era stata al centro di diversi servizi della trasmissione Fuori dal Coro, che aveva sollevato interrogativi sul destino dei finanziamenti e sulle responsabilità dei ritardi accumulati.

Il ghetto resta, le opere no

Oggi, mentre le telecamere di PresaDiretta mostrano ancora le baracche e le condizioni di marginalità che caratterizzano l’insediamento informale di Borgo Mezzanone, il progetto da 54 milioni di euro appare sostanzialmente fermo.

La cronologia ricostruita dalla trasmissione racconta di piani approvati, fondi disponibili, ritardi amministrativi, nomine tardive e scadenze ormai superate.

Il risultato, almeno finora, è che uno dei più ambiziosi interventi nazionali contro il caporalato non è riuscito a tradursi nelle opere previste, lasciando irrisolta una delle emergenze sociali più complesse della Capitanata e dell’intero Mezzogiorno.

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Tags: Borgo MezzanonecaporalatoDomenico La Marcaghetto bracciantiManfredoniaMaurizio FalcoPnrrPresaDirettaregione pugliaRiccardo Iacona
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