Oltre un secolo di carcere complessivo per i 14 imputati che hanno impugnato la sentenza di primo grado. È la richiesta formulata dal procuratore generale Francesco Barbanente nel processo d’Appello “Cocktail”, uno dei principali procedimenti giudiziari degli ultimi anni sulla criminalità organizzata cerignolana.
L’udienza si è svolta davanti alla terza sezione della Corte d’Appello di Bari e si è tenuta regolarmente nonostante l’ultima giornata dello sciopero nazionale degli avvocati penalisti, considerata la presenza di numerosi imputati detenuti tra carcere e domiciliari.
La richiesta di confermare le condanne
Concludendo la requisitoria iniziata il 22 maggio scorso, il procuratore generale ha chiesto ai giudici di confermare integralmente la sentenza pronunciata il 21 giugno 2024 dal giudice dell’udienza preliminare di Bari.
In primo grado furono condannati 15 imputati a complessivi 105 anni, 5 mesi e 20 giorni di reclusione, con pene comprese tra un anno e mezzo e quasi 18 anni. Quattordici di loro hanno successivamente presentato appello.
Dopo la requisitoria dell’accusa, il processo è stato rinviato all’11 settembre, data in cui inizieranno le arringhe delle difese.
L’inchiesta sui traffici di droga e il furto delle auto
Il cuore dell’indagine riguarda un vasto traffico di cocaina, marijuana e hashish che, secondo l’accusa, sarebbe stato gestito da gruppi criminali operanti a Cerignola.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri portarono il 16 marzo 2023 all’esecuzione di 24 misure cautelari: 22 arresti in carcere, un provvedimento ai domiciliari e la sospensione dal servizio di un carabiniere inizialmente accusato di corruzione.
Secondo la ricostruzione investigativa, sul territorio avrebbero operato tre gruppi criminali distinti ma collaboranti tra loro.
Tra gli imputati figura il settantenne Antonio Todisco, indicato dall’accusa come uno dei vertici dell’organizzazione. Per lui il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna a 17 anni, 9 mesi e 10 giorni, la pena più elevata inflitta in primo grado.
Richiesta di conferma anche per Fabio Natale Tressante, condannato in primo grado a 13 anni e 4 mesi. L’uomo è ritenuto coinvolto sia nel traffico di droga sia nel maxi-furto di automobili avvenuto nello stabilimento Sitral di Melfi.
Droga, armi e un presunto patto corruttivo
Secondo l’accusa, Tressante avrebbe inoltre corrotto con una somma di 1.500 euro un appuntato dei carabinieri per ottenere informazioni riservate sullo stato delle indagini relative al furto delle auto.
Il militare è stato processato separatamente nel cosiddetto procedimento gemello celebrato a Foggia, conclusosi con una condanna a 16 mesi dopo la riqualificazione dell’accusa in rivelazione di segreti d’ufficio.
L’inchiesta Cocktail coinvolge complessivamente 29 persone e conta 59 capi d’imputazione relativi a fatti risalenti al biennio 2017-2018.
Tra le contestazioni figurano tre episodi di traffico di sostanze stupefacenti attribuiti a 21 imputati, 42 episodi di spaccio, otto contestazioni per detenzione e porto illegale di armi, comprese pistole, fucili e mitra Kalashnikov, oltre a estorsione, favoreggiamento e ricettazione.
Il maxi-furto a Melfi e il processo diviso in due tronconi
Tra gli episodi più rilevanti contestati dagli investigatori vi è il furto di 14 vetture, tra Jeep Cherokee e Fiat 500, sottratte il 22 luglio 2017 dallo stabilimento Sitral di Melfi.
Nel fascicolo compare anche un’accusa di tentato omicidio relativa a un episodio avvenuto a Cerignola il 7 luglio 2017, quando un automobilista sarebbe stato aggredito e picchiato brutalmente al termine di un litigio per motivi di viabilità.
Il procedimento si è diviso in due tronconi nel luglio 2023 durante l’udienza preliminare. Quindici imputati hanno scelto il rito abbreviato e sono stati giudicati dal gup di Bari, mentre altri 14 sono stati rinviati a giudizio con rito ordinario davanti al Tribunale di Foggia.
L’11 dicembre 2025 il Tribunale foggiano ha assolto due imputati e condannato gli altri dodici a complessivi 145 anni e 8 mesi di reclusione, con pene comprese tra uno e trent’anni.
Ora l’attenzione è rivolta al processo d’Appello, che riprenderà dopo l’estate e dovrà stabilire se confermare o modificare le pesanti condanne inflitte in primo grado.










