Si è chiuso con un bilancio pesantissimo il processo “Cocktail”, uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni contro il traffico di droga e i gruppi criminali operanti a Cerignola. Il Tribunale di Foggia ha inflitto 12 condanne per un totale di 145 anni e 8 mesi di reclusione, con pene comprese tra 1 e 30 anni, e pronunciato due assoluzioni. La sentenza di primo grado è arrivata al termine di un dibattimento iniziato nel settembre 2023.
I giudici hanno superato anche le richieste della Direzione distrettuale antimafia. Il pubblico ministero Luciana Silvestris aveva sollecitato due assoluzioni e 12 condanne per complessivi 112 anni. L’impianto accusatorio ha retto in larga parte, con pene più severe rispetto a quelle invocate dall’accusa.
Il carabiniere e la derubricazione del reato
Tra gli imputati figurava anche un militare dell’Arma. Biagio Bellapianta, 50 anni, carabiniere cerignolano in servizio all’epoca dei fatti a Melfi, è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. I giudici hanno derubricato l’originaria accusa di corruzione in rivelazione di segreti d’ufficio.
Secondo l’impostazione iniziale, il militare avrebbe ricevuto 1.500 euro dal concittadino Fabio Natale Tressante per fornire informazioni riservate sulle indagini relative al maxi-furto di 14 auto avvenuto il 22 luglio 2017 alla “Sitral” di Melfi. Il pm aveva chiesto l’assoluzione del carabiniere per non aver commesso il fatto, ma il tribunale ha ritenuto provata la rivelazione di notizie coperte da segreto, escludendo però la corruzione.
Due assoluzioni
Sono due le assoluzioni pronunciate. Gioacchino Capocefalo è stato assolto dall’accusa di furto d’auto, mentre Massimiliano Lioce, foggiano, è stato prosciolto dall’imputazione di traffico di droga come presunto destinatario di stupefacenti forniti dai cerignolani. Per entrambi il pm aveva già chiesto l’assoluzione.
Le condanne più pesanti
La pena più alta è stata inflitta a Walter Dimmito, ritenuto al vertice di uno dei gruppi criminali. I giudici gli hanno riconosciuto responsabilità per traffico e spaccio di droga e per il tentato omicidio di un automobilista, brutalmente aggredito il 7 luglio 2017 dopo un litigio per questioni di traffico. Dimmito è stato condannato a 40 anni e 2 mesi, ridotti a 30 anni perché è il massimo edittale applicabile.
Stessa condanna, 30 anni di reclusione, anche per Leonardo Sciusco, a fronte di un cumulo pene di 33 anni e 4 mesi, superiore alle richieste dell’accusa.
Confische per oltre un milione di euro
Il tribunale ha disposto confische per un valore complessivo di circa 1 milione e 400mila euro nei confronti di cinque imputati. Spiccano i 447mila euro confiscati a Pasquale Sciusco e i 755mila euro a Leonardo Sciusco, ai quali si aggiungono un’auto Audi e diversi fabbricati. Disposta anche la trasmissione degli atti al pm per valutare eventuali responsabilità per falsa testimonianza di tre testimoni ascoltati in aula.
Il business della droga
L’inchiesta ha confermato il peso centrale del traffico di stupefacenti negli affari della criminalità cerignolana. Un chilo di cocaina veniva acquistato a prezzi compresi tra i 31mila e i 38mila euro, in base alla qualità. Dalle intercettazioni emergono cessioni da due o tre chili di cocaina e fino a venti chili di hashish.
Secondo la ricostruzione accusatoria, tra giugno 2017 e dicembre 2018 a Cerignola operavano almeno tre gruppi criminali, non in concorrenza tra loro ma anzi capaci di fare affari insieme. I vertici gestivano approvvigionamento, custodia, taglio e distribuzione dello stupefacente, mentre altri si occupavano dello spaccio e del recupero dei crediti dai clienti morosi.
Il quadro complessivo dell’inchiesta
Il blitz che diede origine all’operazione risale al 16 marzo 2023, con l’esecuzione di 24 misure cautelari, di cui 22 in carcere. In totale erano 29 gli imputati per 59 capi d’accusa, tra traffico e spaccio di droga, possesso di armi da guerra e comuni, tentato omicidio, estorsione e il maxi-furto di 14 auto a Melfi.
Per 15 coimputati che avevano scelto il rito abbreviato, il gup di Bari il 21 giugno 2024 aveva già inflitto condanne per 105 anni, 5 mesi e 20 giorni, ridotte di un terzo. Per 14 di loro è attualmente in corso il processo d’appello a Bari.










