Un pranzo condiviso, un sorriso scambiato, una carezza capace di accorciare le distanze tra generazioni. È questo il significato più autentico di “A pranzo con i nonni”, il progetto promosso dall’Ipeoa “Michele Lecce” di San Giovanni Rotondo che si è concluso nei giorni scorsi con una giornata carica di emozioni all’interno della RSA di San Marco in Lamis coinvolta nell’iniziativa.
Più che una semplice attività scolastica, il percorso si è trasformato in una vera esperienza di comunità, capace di mettere in relazione studenti, docenti, famiglie, operatori sanitari e anziani ospiti della struttura in un clima di autentica condivisione.
Quando la scuola incontra la comunità
L’iniziativa, nata nell’ambito del Patto Educativo di Comunità, ha permesso agli studenti dell’istituto alberghiero di mettere a disposizione competenze professionali e sensibilità umana, preparando e condividendo momenti di convivialità con gli anziani della RSA.
Per un giorno il refettorio della struttura si è trasformato in una grande tavola familiare, dove ogni ragazzo ha trovato un nonno o una nonna con cui dialogare, ascoltare storie e costruire legami.
Un’esperienza che ha restituito centralità alla relazione umana, facendo emergere il valore della memoria, dell’ascolto e della prossimità.
La commovente lettera di un figlio
Tra i momenti più intensi della giornata, la lettura della lettera scritta dal figlio di una delle ospiti della RSA.
Parole che hanno profondamente colpito i presenti e che hanno raccontato il delicato percorso di chi affida un proprio familiare a una struttura assistenziale.
“A volte ci troviamo a dover prendere decisioni dolorose, affidando i nostri cari a strutture che non si scelgono con la ragione, ma con il cuore. Luoghi in cui il tempo cambia forma, dove la fragilità incontra mani pazienti. Consegnare una madre significa consegnare una parte della propria anima”.
Il pranzo condiviso ha restituito, anche solo per qualche ora, il sapore delle domeniche in famiglia.
“Questo pranzo ha il sapore delle domeniche di una volta. Ha il colore delle tavole apparecchiate semplicemente, ma piene d’amore. Vedere mia madre mangiare accanto a me, scambiare uno sguardo tra i profumi della nostra terra, mi riporta a quando tutto era più semplice”.
Il valore educativo dell’esperienza
L’iniziativa ha rappresentato anche un’importante occasione formativa per gli studenti, chiamati a confrontarsi con il valore della cura, dell’empatia e della responsabilità sociale.
Un percorso che ha ricevuto anche un importante riconoscimento accademico, come ricordato dal dirigente scolastico Luigi Talienti.
“Il progetto ‘A pranzo con i nonni’ è stato premiato anche dall’Università di Foggia, rappresentando una buona pratica che diventa misura sistemica”, ha sottolineato il dirigente.
Talienti ha poi rivolto un messaggio agli studenti prossimi al diploma, invitandoli a trasformare il percorso scolastico in una crescita umana prima ancora che professionale.
“Dobbiamo essere fieri di servire il territorio nelle relazioni, nella prossimità e nell’emotività, azzerando le distanze. Le vecchie generazioni sono il nostro patrimonio genetico, le nuove sono la prospettiva”.
Un’eredità che va oltre il progetto
Con la conclusione dell’iniziativa si chiude formalmente un percorso, ma resta il patrimonio di emozioni e relazioni costruito durante questi mesi.
Gli anziani hanno ritrovato ascolto e vicinanza, mentre i ragazzi hanno scoperto il valore della memoria e dell’incontro con chi custodisce la storia della comunità.
Un’esperienza che dimostra come la scuola possa diventare motore di inclusione sociale e come la collaborazione tra istituzioni educative, famiglie e strutture assistenziali possa generare percorsi capaci di lasciare un segno profondo nel territorio.












