Dopo la decisione della Corte d’assise di Potenza che ha dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione nei confronti di Nichi Vendola e di altri imputati nel processo “Ambiente Svenduto”, l’ex presidente della Regione Puglia affida ai social un lungo e durissimo sfogo contro la vicenda giudiziaria che per oltre un decennio lo ha visto coinvolto nell’inchiesta sull’ex Ilva di Taranto.
“Finisce qui una storia che sarebbe buffa se non fosse una tragedia”, scrive Vendola, che era accusato di concussione nell’ambito del procedimento sul presunto disastro ambientale causato dal siderurgico tarantino durante la gestione della famiglia Riva.
“Noi unici a imporre limiti rigorosi alle emissioni”
Nel suo post, l’ex governatore pugliese rivendica con forza il lavoro svolto durante gli anni alla guida della Regione Puglia e dell’Arpa sul fronte ambientale.
“L’unica classe dirigente che sfidò a viso aperto il colosso europeo della siderurgia venne colpita da un’accusa tanto infamante quanto grottesca”, scrive. Vendola sostiene che proprio coloro che tentarono di imporre controlli e limiti alle emissioni nocive dell’Ilva finirono sotto processo.
“La mia colpa è non aver fatto finta di nulla”, aggiunge, ricordando di aver contribuito al potenziamento dell’Arpa Puglia, ai monitoraggi sui camini dell’impianto e alle battaglie sulle emissioni di diossina e benzoapirene.
“Un processo di piazza durato 13 anni”
Vendola parla apertamente di “processo di piazza” e di una vicenda giudiziaria che avrebbe avuto effetti devastanti sul piano umano e personale.
“13 anni di calvario, 8 anni di processo”, scrive l’ex presidente, che collega lo stress della vicenda anche ai suoi problemi di salute. “Si può morire di crepacuore per una calunnia: e a me non è mancato l’infarto, che mi ha quasi stroncato”.
Nel suo intervento social, Vendola attacca anche il funzionamento della macchina giudiziaria italiana e punta il dito contro i tempi del processo “Ambiente Svenduto”, annullato nel 2024 dalla Corte d’Appello di Taranto e trasferito a Potenza dopo che i giudici tarantini furono ritenuti incompatibili perché residenti nei territori interessati dal disastro ambientale.
La prescrizione e il nuovo processo
La prescrizione per Vendola è stata dichiarata ieri dalla Corte d’assise di Potenza durante la terza udienza del nuovo dibattimento nato dopo l’annullamento della sentenza di primo grado del 2021, che aveva condannato l’ex governatore a tre anni e sei mesi di reclusione.
Nel processo originario, celebrato a Taranto, Vendola era stato accusato di aver esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, nell’ambito delle attività di controllo ambientale sul siderurgico. Accuse che l’ex presidente ha sempre respinto definendole “sgangherate e grottesche”.
“La città ingannata dai suoi eroi di cartapesta”
Nel passaggio finale del post, Vendola usa parole amarissime anche nei confronti del clima politico e mediatico vissuto negli anni dell’inchiesta.
“Ho visto falsi documentali trasformarsi in atti d’accusa, ho assistito al teatro di una inquisizione surreale”, scrive, parlando di “eroi di cartapesta” e di una vicenda che, a suo dire, avrebbe colpito proprio chi tentava di coniugare “diritto alla salute e diritto al lavoro”.











