“Io la pace la faccio solo con la pistola. Ora inginocchiatevi”. Sarebbero state queste le parole pronunciate da Erjon Rameta, 37 anni, detto “Antonio l’albanese” residente a Foggia, prima della sparatoria avvenuta la sera del 10 maggio scorso nel parcheggio del Penny Market di via San Severo.
Con lui ci sarebbe stato anche un suo coetaneo, il foggiano Paolo Basto. Entrambi sono stati arrestati dai carabinieri con le accuse di tentato omicidio plurimo e porto e detenzione illegale di armi clandestine. I due presunti pistoleri sarebbero arrivati sul posto armati di pistole per una spedizione punitiva maturata, secondo gli inquirenti, nell’ambito di un debito di droga contratto da uno dei romeni presenti quella sera.
La ricostruzione della sparatoria
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla procura e ricostruite dal gip, quella domenica sera una ventina di cittadini romeni, tra famiglie, donne e bambini, si erano ritrovati come di consueto per trascorrere insieme alcune ore.
Sul posto sarebbero arrivati Rameta e Basto. Poco prima, l’albanese avrebbe telefonato a un connazionale romeno annunciando il proprio arrivo per chiarire una vicenda legata a droga non pagata e a un’aggressione avvenuta la sera precedente.
Gli investigatori sostengono che i due abbiano estratto le pistole davanti ai presenti. Rameta avrebbe intimato ai presenti di inginocchiarsi pronunciando la frase: “Io la pace la faccio solo con la pistola”, mentre Basto avrebbe aggiunto: “Non muovetevi, altrimenti vi sparo”.
Uno dei romeni, convinto che si trattasse di armi a salve, si sarebbe avvicinato. A quel punto sarebbero partiti i colpi. Ferita al piede la trentacinquenne Deremona Tanasie e colpito alla coscia il diciottenne Adrian Gheorghe Matei.
L’intervento dei carabinieri
I carabinieri della Sezione Radiomobile erano già stati allertati da un romeno che aveva segnalato al 112 minacce di morte ricevute da un albanese. Arrivati nei pressi del parcheggio, i militari hanno udito distintamente diversi colpi d’arma da fuoco e visto persone fuggire terrorizzate, comprese donne e bambini.
Rameta sarebbe stato inseguito e bloccato da alcuni romeni, mentre Basto sarebbe stato rincorso e fermato dai carabinieri poco dopo. Sul posto sono state sequestrate due pistole con matricola abrasa: una Glock con colpo in canna e un revolver. Repertati anche bossoli e ogive.
I militari hanno inoltre sequestrato alcuni bastoni utilizzati durante la colluttazione successiva agli spari.
Le versioni degli indagati
Nel corso degli interrogatori, Rameta ha ammesso di aver sparato, sostenendo però di aver esploso colpi verso il basso perché aggredito da romeni armati di bastoni.
Basto ha invece negato di essere armato e ha dichiarato di essere stato vittima di una brutale aggressione.
Entrambi presentavano contusioni tali da richiedere il trasporto in ospedale prima dell’arresto.
La decisione del gip
Il gip ha però ritenuto più credibile la versione fornita dai cittadini romeni, evidenziando come sarebbero stati proprio Rameta e Basto a presentarsi armati per compiere una spedizione punitiva nei confronti del debitore e del padre, che – secondo gli atti – si sarebbe mostrato disposto a saldare il debito per evitare ulteriori problemi.
Per il giudice appare inoltre poco plausibile la tesi della trappola organizzata dai romeni, considerata la presenza sul posto di donne e bambini.
Secondo il gip, il numero di colpi esplosi e le frasi pronunciate dimostrerebbero una concreta volontà omicidiaria. Per entrambi è stata quindi confermata la custodia cautelare in carcere.
I precedenti dei due arrestati
Nel passato di Paolo Basto figura una condanna a 15 anni per concorso nell’omicidio di Francesco Cannone, il 22enne foggiano ucciso nel febbraio 2011 in corso Cairoli al termine di un banale litigio avvenuto poche ore prima davanti a un pub.
Erjon Rameta, invece, era stato arrestato nel 2020 per due attentati aggravati dalla mafiosità ai danni del pub Poseidon e del centro per anziani “Il sorriso di Stefano”, riconducibili alle intimidazioni subite dal gruppo Telesforo-Vigilante. Condannato a sei anni, era tornato libero nei primi mesi del 2025. Pochi mesi dopo era stato nuovamente arrestato per porto illegale di arma insieme a un foggiano, venendo poi scarcerato dal Tribunale del Riesame.









