Una città che cammina insieme, portando simbolicamente una pietra per costruire comunità, memoria e futuro. Si è chiusa con una forte partecipazione popolare la nona edizione del Festival Michael, la manifestazione dedicata al patrimonio culturale, spirituale, naturale e gastronomico di Monte Sant’Angelo, promossa dal Comune con il sostegno della Regione Puglia e del Parco nazionale del Gargano.
Dal 7 al 9 maggio la Città dei due Siti UNESCO ha vissuto tre giornate intense tra spiritualità, tradizioni popolari, rievocazioni storiche, cammini, laboratori, incontri culturali e nuove produzioni artistiche, confermando il ruolo del Festival come uno degli appuntamenti identitari più importanti del territorio garganico.
La memoria culturale e il racconto del territorio
L’anteprima del Festival si è svolta il 6 maggio con la presentazione dello speciale dedicato alla storica rivista “GarganoStudi”, pubblicazione che tra il 1978 e il 1987 rappresentò un importante laboratorio culturale per Monte Sant’Angelo e il Gargano.
Un momento di riconoscenza verso una stagione culturale che continua ancora oggi a lasciare tracce nella ricerca storica e nella valorizzazione del territorio.
Il cammino verso la Grotta di San Michele
Uno dei momenti più partecipati dell’edizione 2026 è stato “L’ultimo tratto del Cammino di Michael: la pietra”. Parrocchie, pellegrini e associazioni hanno attraversato la città fino alla Grotta di San Michele Arcangelo portando una pietra simbolica come segno di appartenenza e partecipazione collettiva.
La Veglia di preghiera nella Grotta ha rappresentato il cuore spirituale del Festival, mentre il tradizionale Falò di San Michele in piazza De Galganis ha unito musica, gastronomia e memoria popolare.
I bambini protagonisti del Festival
Grande spazio è stato dedicato anche ai più piccoli, con laboratori, letture e attività didattiche dedicate alla figura dell’Arcangelo Michele e alle tradizioni locali.
Tra gli appuntamenti più apprezzati il laboratorio “I segreti dei Sammecalère”, dedicato agli antichi artigiani che scolpivano le statue dell’Arcangelo, e “La scuola in cammino”, che ha coinvolto gli studenti dell’Istituto comprensivo Giovanni XXIII lungo la Via Micaelica fino al Santuario.
Longobardi, porte bronzee e rievocazioni storiche
Molto seguiti anche gli eventi dedicati alla storia longobarda di Monte Sant’Angelo. Il Castello ha ospitato accampamenti storici, dimostrazioni di archeologia sperimentale, laboratori di scherma e concerti di musica altomedievale.
Particolare attenzione è stata riservata ai 950 anni delle Porte di Bronzo del Santuario di San Michele Arcangelo, realizzate a Costantinopoli nel 1076 e considerate una delle testimonianze più preziose della cristianità medievale.
Tra gli appuntamenti centrali anche la conferenza-spettacolo di Antonio Musarra sul rapporto tra San Francesco e San Michele Arcangelo.
L’Apparizione della Vittoria con Giorgio Pasotti
La chiusura del Festival è stata affidata alla rievocazione storica de “L’Apparizione della Vittoria”, dedicata alla battaglia tra Bizantini e Longobardi del 662-663 d.C., legata alla seconda apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano.
In piazza Carlo d’Angiò la comunità ha rivissuto uno dei momenti più simbolici della tradizione micaelica con la partecipazione straordinaria dell’attore Giorgio Pasotti.
“Una vittoria della comunità”
Per il sindaco Pierpaolo d’Arienzo, la nona edizione del Festival ha rappresentato “una vittoria della comunità”.
“Abbiamo visto parrocchie, associazioni, scuole, istituzioni e cittadini camminare insieme portando ciascuno la propria pietra”, ha dichiarato il primo cittadino, richiamando il progetto “Un Monte in cammino” con cui Monte Sant’Angelo era stata candidata a Capitale italiana della cultura 2025 e poi designata Capitale della cultura di Puglia 2024.
Il sindaco ha inoltre annunciato un nuovo appuntamento previsto il 26 giugno insieme ad Assisi, nell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco.
“Michael è una produzione culturale permanente”
La vicesindaca e assessora alla Cultura e al Turismo Rosa Palomba ha sottolineato come il Festival abbia saputo unire memoria, spiritualità, creatività contemporanea e valorizzazione del patrimonio UNESCO.
“Il Festival non si esaurisce nei giorni dell’evento – ha spiegato – ma prosegue con Michael365 come percorso continuativo di valorizzazione culturale”.
Sulla stessa linea il coordinatore del Festival Pasquale Gatta, secondo cui Michael “non è soltanto un festival di eventi, ma un festival di produzioni culturali”.
La pietra simbolo della comunità
L’immagine simbolo dell’edizione 2026 resta quella della pietra portata da pellegrini, associazioni e parrocchie. Una pietra non intesa come muro, ma come elemento di costruzione comune.
È questa l’eredità lasciata dalla nona edizione del Festival Michael: una comunità che continua a riconoscersi nelle proprie radici spirituali e culturali, guardando al futuro attraverso il patrimonio UNESCO e la partecipazione collettiva.












