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Home - Scavo ucciso nel privé della discoteca, la Dda: “Esecuzione mafiosa per vendetta”

Scavo ucciso nel privé della discoteca, la Dda: “Esecuzione mafiosa per vendetta”

I killer tornano armati in discoteca e sparano: nel mirino la guerra tra clan dopo l’omicidio Capriati. Tre arresti, rischio fuga e intrecci con il traffico di droga

Di Redazione
5 Maggio 2026
in Bari, Cronaca
Dylan Capriati e Filippo Scavo
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È stato un agguato premeditato, maturato nel contesto della guerra tra clan e finalizzato a vendicare un precedente omicidio. È questa la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari sull’uccisione di Filippo Scavo, 42 anni, detto “Uecchione”, esponente del clan Strisciuglio, freddato nella notte tra il 18 e il 19 aprile all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie.

La vendetta per Lello Capriati

Secondo la pm Bruna Manganelli, che ha firmato il decreto di fermo vistato dall’aggiunto Giuseppe Gatti, il delitto sarebbe un omicidio d’onore, messo in atto per vendicare la morte di Lello Capriati, ucciso a Pasquetta del 2024 a Torre a Mare.

Per l’omicidio sono stati fermati Dylan Capriati, 22 anni, nipote della vittima del precedente agguato, insieme a Nicola Morelli, 21 anni, e Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato. I tre sono accusati di omicidio premeditato e porto abusivo di arma da fuoco, aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione di un sodalizio criminale.

La dinamica: irruzione armata e fuga

L’agguato si è consumato alle 3.53, quando Scavo era rientrato nel privé del locale. I tre indagati, armati, si sarebbero fatti aprire con la forza la porta di accesso per poi esplodere i colpi e colpire mortalmente il 42enne con un proiettile alla base del collo.

Subito dopo l’azione, i killer sarebbero fuggiti con le armi ancora in mano a bordo di una Lancia Y. Le indagini parlano di una sequenza ben pianificata: tensioni iniziali, un primo tentativo fallito, il rientro armato e infine l’esecuzione.

Le indagini e il ruolo dei clan

La ricostruzione è stata possibile grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza e alle intercettazioni, integrate dalle informative dei carabinieri della Bat, della Squadra Mobile di Bari e del Ros.

Dalle indagini emerge il ruolo dei tre indagati all’interno del clan Capriati, con Aldo Lagioia ritenuto una sorta di “quinta colonna” nel nord barese.

Scavo, invece, era considerato vicino a Carlo Alberto Barresi, fratello di sangue di Luca Marinelli, arrestato oggi perché ritenuto esecutore materiale dell’omicidio di Lello Capriati.

Una guerra per il controllo del territorio

Il delitto, scrivono gli inquirenti, “non può essere ritenuto neutro”, ma si inserisce in una contrapposizione tra i clan Capriati e Strisciuglio legata al controllo del traffico di droga, al prestigio criminale e al dominio del territorio.

Una spirale di violenza che avrebbe già generato ulteriori episodi, come il ferimento del 21enne Kevin Ciocca a Bari vecchia, ritenuto una reazione del clan rivale.

Il pericolo di fuga

Il fermo è stato disposto anche per il concreto pericolo di fuga. Gli indagati sapevano di essere stati riconosciuti all’interno della discoteca e, dalle intercettazioni, sarebbe emersa l’intenzione di Nicola Morelli di lasciare la città per rifugiarsi a Napoli.

Un quadro che, secondo la Dda, conferma la natura mafiosa dell’omicidio e la sua collocazione all’interno di una più ampia faida criminale ancora in corso.

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Tags: BisceglieCLAN CAPRIATIclan strisciugliocronacaDda Baridylan capriatiFilippo ScavomafiaOmicidio
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