Si avvia verso la richiesta di rinvio a giudizio l’inchiesta sulla violenta rapina avvenuta il 21 ottobre 2024 ai danni di un’anziana di 84 anni a Foggia. Il pubblico ministero Roberto Galli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a cinque giovani, ritenuti responsabili dell’assalto consumato nell’abitazione della vittima, nonna adottiva di una delle indagate.
La rapina in casa e le violenze sull’anziana
Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna fu aggredita mentre rientrava a casa dopo aver fatto la spesa. Erano circa le 13.30 quando, nel momento in cui stava aprendo la porta, venne afferrata al collo, imbavagliata e trascinata all’interno dell’abitazione. I rapinatori, due uomini e una donna con il volto coperto, la immobilizzarono legandole polsi e bocca con fascette e carta.
Costretta sotto minaccia, l’84enne indicò il punto in cui si trovava la cassaforte. La banda riuscì così a impossessarsi di circa 2mila euro in contanti, anelli e altri monili. La vittima riportò lesioni giudicate guaribili in dieci giorni.
I cinque indagati e le accuse
A rispondere dei reati, in attesa di eventuale processo, sono Valentina Consalvo, 32 anni, foggiana, il suo compagno Michele Fini, 27 anni di Carapelle, il fratello di quest’ultimo Francescopio Fini, 24 anni, il cugino Michele Placentino, 38 anni di San Giovanni Rotondo, e Raffaele Garruto, 27 anni di Orta Nova.
I cinque furono arrestati il 7 novembre 2025 su ordinanza di custodia cautelare in carcere, poi sostituita nei mesi successivi con i domiciliari. Sono accusati a vario titolo di rapina e lesioni. Consalvo e i fratelli Fini devono rispondere anche di furto e utilizzo indebito di carta di credito: con la tessera sottratta all’anziana sarebbero stati effettuati due prelievi per un totale di 1.400 euro e un tentativo di acquisto in un negozio di Bari.
La posizione della Consalvo e l’ipotesi estorsiva
La figura centrale dell’inchiesta resta quella di Valentina Consalvo, che per anni aveva vissuto come una figlia adottiva nella famiglia della vittima, prima di allontanarsi nel 2023. Secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo diretto nella pianificazione e nell’esecuzione del colpo.
Nello stesso procedimento, la donna è indicata anche come presunta vittima di un’estorsione da parte dei fratelli Fini. Le avrebbero imposto di versare 10mila euro in più tranche, minacciando ripercussioni per lei e i suoi familiari in relazione ai rischi corsi durante la rapina. In un caso, sarebbe stata costretta a cedere la propria auto, una Mini Cooper, simulando una compravendita.
Le prove: video, intercettazioni e pedinamenti
L’impianto accusatorio si fonda su testimonianze, intercettazioni e immagini di videosorveglianza. Tra gli elementi chiave, un filmato che ritrae la Consalvo uscire dallo stabile della vittima con una scatola in mano, riconoscibile anche per lo smalto rosa sulle unghie, dettaglio poi documentato dagli investigatori durante un controllo in caserma.
Le indagini, avviate immediatamente dopo la rapina, si sono concentrate fin da subito sulla donna. Agli inquirenti dichiarò di trovarsi con il compagno al momento dei fatti, ma proprio Michele Fini venne controllato dai carabinieri in orario compatibile con l’aggressione, non lontano dall’abitazione dell’anziana.
Secondo la Procura, il colpo sarebbe stato pianificato con sopralluoghi e pedinamenti, sfruttando la conoscenza diretta dei luoghi e delle abitudini della vittima.
La pianificazione e il “manuale” della rapina
Determinante, inoltre, il ritrovamento durante una perquisizione nell’abitazione dei fratelli Fini di una lettera dattiloscritta contenente indicazioni operative: abitudini della vittima, modalità di esecuzione e precauzioni per eludere le indagini.
Nella ricostruzione degli investigatori, Consalvo, Garruto e Francescopio Fini sarebbero entrati in casa per compiere materialmente la rapina, mentre Michele Fini avrebbe fatto da vedetta all’esterno a bordo di un’auto. Placentino e Francescopio Fini avrebbero invece seguito la vittima per monitorarne gli spostamenti.
I prossimi passi giudiziari
Con la chiusura delle indagini, i difensori avranno ora venti giorni per presentare memorie, chiedere interrogatori o sollecitare ulteriori accertamenti. Un passaggio che precede, di norma, la richiesta di rinvio a giudizio.
Nel frattempo, resta la gravità di un episodio che ha colpito profondamente la comunità foggiana, sia per la violenza esercitata su una persona anziana sia per il legame familiare che, secondo l’accusa, univa una delle indagate alla vittima.









