È l’ennesimo capitolo giudiziario nella lunga parabola criminale di Daniele Barbaro, 35 anni, ritenuto affiliato alla “Società” foggiana sin da minorenne. La Corte d’appello di Perugia lo ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione per aver picchiato un poliziotto penitenziario nel 2012, quando era detenuto nel carcere di Spoleto.
La sentenza e la riduzione della pena
I giudici hanno confermato la responsabilità dell’imputato per le lesioni al volto provocate all’agente, ma hanno ridotto sensibilmente la pena rispetto ai cinque anni, tre mesi e dieci giorni inflitti in primo grado. Determinante il riconoscimento delle attenuanti generiche ritenute equivalenti alle aggravanti.
Si tratta solo dell’ultima condanna per Barbaro, protagonista di un percorso criminale che lo ha visto trascorrere gran parte della sua vita tra istituti penitenziari e arresti domiciliari.
Diciotto anni tra carcere e domiciliari
Classe 1991, Barbaro ha passato gli ultimi 18 anni praticamente sempre detenuto, con una parentesi di appena 48 ore da uomo libero. Il primo arresto risale al 4 settembre 2008, quando fu fermato in flagranza e trovato in possesso di una pistola nell’abitazione in cui dormiva. Fu rinchiuso nel carcere minorile Fornelli di Bari.
Negli anni ha collezionato condanne per mafia, armi, evasione e ricettazione, maturando un cumulo pene di 15 anni. La sua posizione si è alleggerita solo dopo la revisione del processo che lo aveva inizialmente condannato a 11 anni per il tentato omicidio di Vincenzo Antonio Pellegrino, esponente del clan Moretti, agguato del 2007 che innescò una sanguinosa guerra di mafia. Da quell’accusa è stato poi assolto.
Scarcerazione lampo e nuovo arresto
Scarcerato il 28 marzo 2023 per fine pena, Barbaro rimase libero appena due giorni. Il 30 marzo fu nuovamente arrestato: da un lato per un’ordinanza cautelare emessa dal gip di Foggia per reati in materia di armi, dall’altro perché trovato nuovamente in possesso di una pistola.
Le indagini avevano documentato, attraverso intercettazioni risalenti al maggio 2022, quando era detenuto a Saluzzo, come impartisse ordini ai complici per spostare una pistola-mitraglietta. Nelle stesse conversazioni emergeva anche un proposito di vendetta per l’uccisione dello zio Alessandro Scrocco, assassinato davanti al carcere di Foggia nel maggio 2022.
Droga, armi e nuove accuse
Per il possesso di armi, Barbaro è stato condannato a 4 anni e 4 mesi. Nel novembre 2024 aveva ottenuto i domiciliari nel rione Candelaro di Foggia, ma il 19 luglio 2025 fu nuovamente arrestato dopo una perquisizione: in casa furono trovati 6,7 chili di hashish, 71mila euro in contanti e documentazione legata allo spaccio.
Per questo episodio è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi. Alla vigilia di Natale 2025 aveva ottenuto i domiciliari a Campomarino.
L’ultima inchiesta: tentata estorsione e gambizzazione
La nuova detenzione risale al 25 marzo scorso, quando è stato arrestato su decreto della Direzione distrettuale antimafia di Bari. È accusato, insieme ad altri tre indagati, di tentata estorsione, lesioni e porto di armi aggravati dal metodo mafioso.
Secondo l’accusa, avrebbe ordinato la gambizzazione di un commerciante foggiano, ferito a colpi di pistola il 14 marzo scorso. L’ordine sarebbe stato impartito durante una videochiamata al coindagato Ciro Spinelli “il marsigliese”, dopo che la vittima aveva negato di essere in possesso di un orologio di lusso “Patek Philippe” da 160mila euro, rapinato poche ore prima.
Dietro la vicenda, secondo gli inquirenti, ci sarebbe stato un tentativo di recupero dell’orologio per conto di altri soggetti, in cambio di una somma tra i 50 e gli 80mila euro.
Un profilo criminale consolidato
Quella di Daniele Barbaro è una storia giudiziaria che attraversa oltre quindici anni di criminalità, tra armi, droga e dinamiche mafiose. L’ultima condanna per l’aggressione all’agente penitenziario si inserisce in un quadro già segnato da numerosi procedimenti e da un ruolo ritenuto tutt’altro che marginale nei contesti criminali foggiani.











