Il maltempo che ha colpito la Capitanata aggrava una situazione già critica, trasformando i ghetti della provincia di Foggia in scenari di emergenza umanitaria. A denunciarlo è la Flai Cgil Foggia, che parla di condizioni “drammatiche” per centinaia di persone costrette a vivere nelle baracche.
Baracche invase da acqua e fango
Secondo il sindacato, nelle ultime ore le piogge intense hanno reso ancora più difficili le condizioni di vita nei ghetti. Fango ovunque, acqua che invade le abitazioni di fortuna e persone costrette a camminare a piedi nudi tra le pozzanghere.
Una realtà che, sottolinea la Flai, rappresenta “lo specchio di una accoglienza ripudiata” e mai realmente affrontata.
La denuncia dopo la visita dei commissari europei
La situazione è emersa anche durante la visita dei commissari europei, accompagnati dall’Effat e dalla Flai, nei ghetti del territorio foggiano.
Per il sindacato non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di una condizione strutturale mai risolta. “Questa non è un’emergenza”, si legge nella nota, ma la conseguenza di politiche ritenute inefficaci.
Accuse al Governo e al Pnrr
La Flai Cgil punta il dito contro le istituzioni nazionali, parlando di un fallimento nella gestione delle politiche di accoglienza e nell’utilizzo delle risorse del Pnrr.
“Una soluzione c’era”, sostiene il sindacato, ma non sarebbe mai stata attuata. Nel frattempo, le persone continuano a vivere in condizioni precarie, tra interventi improvvisati per sistemare tetti danneggiati dal vento e continui allagamenti.
Braccianti al lavoro nonostante tutto
Nonostante le difficoltà, i braccianti continuano a lavorare nei campi, anche in condizioni proibitive. Raccolgono prodotti in terreni infangati per garantire la filiera agricola e la presenza di cibo sulle tavole.
Un contrasto che la Flai definisce “inumano”, tra il contributo essenziale di questi lavoratori e le condizioni in cui sono costretti a vivere.
Una denuncia che riaccende i riflettori su una realtà spesso invisibile, aggravata ora dagli effetti del maltempo.










