Un momento di silenzio, preghiera e riflessione per ricordare una vita spezzata e accendere i riflettori su una realtà troppo spesso ignorata. Martedì 31 marzo, alle ore 18, a San Severo, Caritas e Ufficio Migrantes della diocesi promuovono un incontro di preghiera interreligiosa in memoria di Mamina Nyassy, giovane originario del Gambia ucciso al termine di una lite.
L’iniziativa si svolgerà in contrada Sant’Elia, nel ghetto “Arena”, lo stesso luogo in cui il giovane viveva, simbolo di marginalità e precarietà alle porte della città.
Il ricordo nel luogo della marginalità
Il ghetto “Arena” rappresenta uno dei tanti insediamenti informali dove vivono centinaia di migranti, tra baracche e condizioni difficili, spesso lontani dallo sguardo della comunità.
È proprio lì che si terrà la cerimonia, con letture e preghiere cristiane e islamiche, per sottolineare il valore universale della vita e favorire un momento di condivisione tra persone di diverse fedi.
“Un segno di comunione e umanità”
“Sarà un momento di silenzio, preghiera e fraternità”, spiegano don Andrea Pupilla e don Nazareno Galullo, rispettivamente direttore della Caritas diocesana e dell’Ufficio Migrantes.
“Un incontro aperto a ogni donna e uomo di buona volontà per sostare insieme davanti al dolore e custodire il valore di ogni vita umana, come segno di comunione, umanità e speranza”.
Un appello contro l’indifferenza
L’iniziativa vuole andare oltre il ricordo del tragico episodio, trasformandosi in un momento di riflessione collettiva.
“Non si tratta solo di fare memoria – aggiungono – ma di un risveglio di coscienza, per non abituarsi all’indifferenza e riconoscere il volto di ogni persona”.
La denuncia dei ghetti
Nel messaggio della diocesi emerge anche una denuncia chiara: i ghetti non possono rappresentare una soluzione.
“Non possiamo accettare che esistano luoghi dove uomini e donne restano invisibili, tollerati solo quando lavorano e dimenticati nel resto del tempo”.
All’incontro parteciperà anche il vescovo Giuseppe Mengoli, a conferma dell’impegno della Chiesa locale accanto ai migranti.
Un appuntamento che unisce memoria e denuncia, nel tentativo di riportare al centro il valore della dignità umana.













