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Home - Omicidio preterintenzionale o lesioni? Due strade per gli imputati del caso Monopoli

Omicidio preterintenzionale o lesioni? Due strade per gli imputati del caso Monopoli

A luglio il verdetto dell'Appello bis sulla vicenda del giovane di Cerignola aggredito in una discoteca di Foggia e morto dopo mesi di agonia in ospedale

Di Redazione
24 Marzo 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Cronaca
Donato MonopolI; nei riquadri, Stallone e Verderosa

Donato MonopolI; nei riquadri, Stallone e Verderosa

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Si riapre in corte d’assise d’appello a Bari il processo per la morte di Donato Monopoli, il 26enne di Cerignola deceduto dopo sette mesi di coma in seguito a un’aggressione avvenuta nel 2018 a Foggia. Dopo requisitoria e arringhe, i giudici – come anticipato ieri – hanno rinviato l’udienza al 13 luglio, quando sarà pronunciata la sentenza.

Al centro del dibattito resta il nodo cruciale: la morte del giovane fu causata dai pugni sferrati oppure da altri fattori indipendenti dall’aggressione?

Le richieste dell’accusa

Per il procuratore generale Carmelo Rizzo e per le parti civili, rappresentate dagli avvocati Rosario Marino e Franco Metta, non ci sono dubbi: si tratta di omicidio preterintenzionale.

Secondo l’accusa, Francesco Stallone e Michele Verderosa, entrambi 32enni foggiani, devono essere condannati rispettivamente a 10 e 7 anni di reclusione, come già stabilito nel precedente giudizio di secondo grado rimandato indietro dalla Cassazione.

Anche ipotizzando una diagnosi medica tardiva, per il pg i pugni sferrati quella notte sarebbero stati la causa scatenante dell’emorragia cerebrale che portò alla morte di Monopoli.

La linea della difesa

Di tutt’altro avviso i difensori, gli avvocati Paolo D’Ambrosio e Piergiorgio D’Amato, che contestano il nesso causale tra l’aggressione e il decesso.

Secondo la difesa, i colpi inferti avrebbero avuto “una lesività minima” e non sarebbero stati idonei a provocare l’emorragia cerebrale. Da qui la richiesta di assoluzione dall’accusa di omicidio preterintenzionale e, in subordine, la derubricazione del reato in lesioni con la concessione della pena minima.

I legali sostengono inoltre che la morte sarebbe stata determinata da una malformazione vascolare preesistente, non prevedibile dagli imputati, e ipotizzano eventuali responsabilità legate alla gestione sanitaria del caso, pur senza che la procura abbia mai contestato reati ai medici.

La ricostruzione dei fatti

La vicenda risale alla notte del 6 ottobre 2018 nella discoteca “Le Stelle” di via Trinitapoli, a Foggia. Un litigio, nato per motivi banali legati a questioni sentimentali, degenerò in violenza.

Secondo la ricostruzione accusatoria, dopo uno scontro verbale – culminato anche con una frase minacciosa pronunciata da Verderosa – si passò alle vie di fatto. Verderosa colpì un amico della vittima, mentre Stallone sferrò pugni a Monopoli.

Il giovane fu ricoverato e rimase in coma per sette mesi, fino alla morte avvenuta l’8 maggio 2019 all’ospedale di San Giovanni Rotondo.

Un processo lungo e complesso

L’iter giudiziario è stato articolato. Nel 2022 il gup di Foggia, in abbreviato, condannò gli imputati per omicidio volontario con dolo eventuale a 15 anni e 6 mesi (Stallone) e 11 anni e 4 mesi (Verderosa).

Nel maggio 2024 la corte d’assise d’appello di Bari derubricò il reato in omicidio preterintenzionale, riducendo le pene a 10 e 7 anni.

La Cassazione, il 14 febbraio 2025, ha però annullato quella sentenza disponendo un nuovo processo d’appello, ora giunto alla fase decisiva.

Attesa per il verdetto

Dopo anni di battaglie giudiziarie e l’attenzione anche dei media nazionali, sarà la nuova pronuncia della corte d’assise d’appello a stabilire in via definitiva se i pugni sferrati quella notte abbiano causato la morte di Donato Monopoli o se, come sostiene la difesa, il decesso sia riconducibile ad altri fattori.

Il verdetto è atteso per il 13 luglio.

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Tags: Baricorte d’assise d’appellocronaca giudiziariaDonato MonopoliFoggiafrancesco stalloneMichele Verderosaomicidio preterintenzionaleprocesso
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