Tre anni di reclusione. È la richiesta avanzata dal pubblico ministero nei confronti di Leonardo Gesualdo, quarantenne foggiano soprannominato “u’ vavos’”, imputato per detenzione e ricettazione della pistola sequestrata nel covo in cui venne arrestato il 7 ottobre 2025, dopo quasi cinque anni di latitanza.
Il processo e la richiesta del pm
Il procedimento si celebra con rito abbreviato davanti al gup che emetterà la sentenza tra circa un mese. Gesualdo ha partecipato all’udienza in videoconferenza dal carcere di Caltanissetta, dove è attualmente detenuto.
I difensori hanno chiesto l’esclusione della recidiva, il riconoscimento delle attenuanti generiche e la condanna al minimo della pena, anche alla luce dello sconto previsto per il rito abbreviato.
La latitanza e l’arresto
Gesualdo era sfuggito all’arresto il 16 novembre 2020 nell’ambito dell’operazione “Decimabis”, contro la mafia del pizzo foggiana. La sua latitanza, durata quasi cinque anni, rappresenta uno dei periodi più lunghi per un esponente della cosiddetta “Società Foggiana”.
La cattura è avvenuta all’alba del 7 ottobre 2025 in un covo alla periferia di Foggia, dove è stata trovata anche la pistola oggetto del processo.
Le accuse di mafia e la difesa
Il 40enne è già stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione nel processo “Decimabis”, attualmente in appello a Bari, con l’accusa di associazione mafiosa nell’ambito del clan Moretti-Pellegrino-Lanza.
Secondo l’accusa, avrebbe svolto un ruolo operativo nelle attività estorsive, occupandosi della riscossione delle tangenti e della gestione dei proventi. Gesualdo si è sempre dichiarato innocente.
Le dichiarazioni dei pentiti
La condanna per mafia si fonda in larga parte sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Carlo Verderosa, che lo ha indicato come affiliato alla batteria Moretti.
Le sue dichiarazioni, tuttavia, non hanno trovato pieno riscontro in altre indagini, e Gesualdo è stato assolto in diversi procedimenti per omicidi e tentati omicidi legati alla guerra di mafia del 2011, oltre che per l’omicidio a scopo di rapina di Antonio Cassitti.
Le altre indagini in corso
Attualmente Gesualdo è anche indagato a piede libero per il tentato omicidio di Ivan Narciso, ferito nel 2022. Nell’ambito di questa inchiesta, la Direzione distrettuale antimafia ha disposto la comparazione del dna dell’imputato con le tracce rinvenute sul luogo dell’agguato.
Gli esiti degli accertamenti non sono ancora noti.











