“Siamo senza medico e l’Asl Foggia ci prende in giro. Mi avevano dato rassicurazioni, invece nulla”. Così ai nostri microfoni, Palma Maria Giannini, sindaca di Celle di San Vito, il paese più piccolo della Puglia, rimasto senza medico dopo il pensionamento dell’unico camice bianco di famiglia presente in centro.
“La Guardia Medica non può sostituire un medico di base. È normale che un anziano per essere visitato deve andare a Deliceto o Troia? Mi sento presa in giro, non è giusto”.
Secondo quanto riportato dall’azienda sanitaria, i cittadini di Celle possono rivolgersi agli ambulatori presenti nei comuni dell’Aggregazione Funzionale Territoriale, tra cui Castelluccio Valmaggiore, Troia, Faeto, Orsara di Puglia, Bovino, Castelluccio dei Sauri e Deliceto.
Una soluzione che però il Comune definisce insufficiente. In paese manca completamente un presidio di medicina di base, con disagi evidenti per la popolazione.
Al centro della contestazione anche il funzionamento dell’Aggregazione Funzionale Territoriale, ritenuta non risolutiva. Il sistema, infatti, mette in rete i medici ma non sostituisce il medico di base sul territorio, lasciando scoperta la gestione ordinaria dei pazienti.
“Non viene garantita la presenza stabile di un medico in loco”, evidenzia il Comune, sottolineando come ciò costringa i cittadini a spostamenti continui anche per prestazioni di routine.
Le domande all’Asl
L’amministrazione pone una serie di interrogativi: perché non è stato attivato un ambulatorio a Celle, nonostante la disponibilità degli spazi? Perché una professionista ha aperto un secondo studio a Faeto e non nel comune? E perché non c’è stato alcun confronto diretto con il Comune, nonostante le richieste formali?
“Ad oggi non abbiamo visto soluzioni concrete e non abbiamo ricevuto risposte alle nostre note”, viene denunciato.
“Situazione non più tollerabile”
Il quadro tracciato è quello di una comunità privata di un servizio essenziale. “Ai nostri concittadini è negato un accesso stabile e continuativo alla medicina di base”, si legge nella nota, che si chiude con toni forti: “Siamo nel 2026 e l’Asl continua a lavarsene le mani”.
Una situazione che riaccende il dibattito sulla sanità nelle aree interne e sulla necessità di garantire servizi essenziali anche nei centri più piccoli.












