Dalle truffe informatiche su larga scala fino ai contatti con la criminalità garganica. L’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha portato all’arresto di 16 persone ritenute vicine al clan Mazzarella, facendo emergere un sistema criminale capace di muoversi tra tecnologia, affari e relazioni mafiose.
Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche esponenti di vertice del clan: Ciro Mazzarella, Michele Mazzarella, Alberto Mazzarella e Marianna Giuliano, insieme ad altri sodali coinvolti nell’organizzazione delle truffe.
Il business delle truffe informatiche
Le indagini, condotte tra il 2022 e il 2024, hanno documentato decine di frodi messe a segno attraverso tecniche di phishing, vishing e clonazione di siti bancari. Il sistema era altamente strutturato e faceva capo a una centrale operativa a Napoli Est, dove i cosiddetti “telefonisti” contattavano le vittime simulando comunicazioni ufficiali degli istituti di credito.
In alcuni casi, l’organizzazione riusciva a sottrarre anche 2-300mila euro al giorno, mentre singole operazioni hanno fruttato fino a 60mila euro in un solo colpo.
Fondamentale il ruolo di un hacker di 25 anni, legato al clan Licciardi ma utilizzato dai Mazzarella per gestire l’infrastruttura informatica e replicare i siti delle banche.
Le intercettazioni e il funzionamento del sistema
Dalle intercettazioni emerge anche la consapevolezza degli indagati rispetto alle difficoltà incontrate: “Queste campagne di sensibilizzazione ci stanno penalizzando”, afferma uno dei truffatori, riferendosi alle iniziative di prevenzione rivolte ai cittadini.
Il meccanismo prevedeva due modalità principali: da un lato la sottrazione delle carte bancomat e dei dati personali, anche attraverso interferenze nei centri di smistamento; dall’altro le telefonate fraudolente, con cui le vittime venivano indotte a trasferire il denaro su conti correnti controllati dalla banda.
I contatti con i montanari del Gargano
Nel maxi-fascicolo dell’operazione “Mari e Monti” vengono documentati i tentativi del boss Enzo Miucci, esponente del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, di instaurare rapporti con esponenti proprio del clan Mazzarella.
Matteo Pettinicchio, oggi collaboratore di giustizia ed ex numero due dei montanari, racconta di colloqui avvenuti in carcere e di segnali di apertura arrivati da ambienti vicini ai Mazzarella. In particolare, Pettinicchio riferisce a Miucci che Gennaro Mazzarella avrebbe manifestato disponibilità a collaborare: “Se serve lì fuori, manda la persona… appena esce ti caccio il numero… e ci abbiamo la strada buona, buona e seria”.
Particolarmente rilevante è la citazione di “Totor Baril”, di cui Pettinicchio riferisce: “Mi ha portato i saluti di Totor Baril”. Dagli atti, “Totor Baril” viene identificato come Salvatore Barile, soggetto ritenuto vicino ai Mazzarella e indicato come referente importante nelle dinamiche criminali napoletane. Un passaggio che certifica il livello dei contatti e la volontà di legittimare i Miucci anche agli occhi di figure di rilievo della camorra.
Un passaggio che gli investigatori interpretano come un possibile avvio di relazioni tra i due gruppi, inserito in una strategia più ampia dei montanari volta ad ampliare la propria rete di alleanze con le grandi organizzazioni mafiose italiane.
Mafie sempre più connesse
Il quadro che emerge è quello di organizzazioni criminali sempre più moderne e interconnesse. Da un lato la camorra che investe nel cybercrime, dall’altro la mafia garganica che cerca agganci e riconoscimento a livello nazionale.
Un sistema in evoluzione, capace di unire tecnologia, affari e relazioni criminali, con un impatto che va ben oltre i confini locali.









