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Home - Omicidio a San Severo, l’indagato non risponde al gip. La difesa: “Possibile legittima difesa o tragica fatalità”

Omicidio a San Severo, l’indagato non risponde al gip. La difesa: “Possibile legittima difesa o tragica fatalità”

Il legale Giovanni Salatto dopo l’udienza di convalida dell’arresto: richiesta una misura cautelare meno afflittiva. Decisivi gli esiti dell’autopsia per chiarire la dinamica

Di Redazione
16 Marzo 2026
in Cronaca, San Severo e Alto Tavoliere
Mamina Nyasi

Mamina Nyasi

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Si è svolta questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia l’udienza di convalida dell’arresto dell’uomo indagato per l’omicidio del 20enne gambiano Mamina Nyasi avvenuto nei giorni scorsi nel ghetto “l’Arena” di San Severo. Durante l’interrogatorio l’indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

A comunicarlo è l’avvocato Giovanni Salatto, difensore dell’uomo, che in una nota spiega come si tratti di una scelta tecnica e prudenziale in questa fase delle indagini preliminari, in attesa di poter analizzare nel dettaglio tutti gli atti contenuti nel fascicolo.

La linea difensiva

Secondo quanto riferito dal legale, la dinamica dei fatti non sarebbe ancora del tutto chiara. Il contesto in cui si è verificata la tragedia sarebbe caratterizzato da una situazione di forte marginalità sociale e da tensioni già presenti.

La difesa sta valutando diverse ipotesi, tra cui quella della legittima difesa oppure quella di una tragica fatalità maturata durante una reciproca aggressione tra le persone coinvolte.

Attesa per l’autopsia

Per chiarire definitivamente quanto accaduto, secondo il legale saranno fondamentali i prossimi accertamenti medico-legali. In particolare, l’esame autoptico sulla vittima potrà fornire elementi determinanti per ricostruire la dinamica dell’evento.

Gli esami dovranno stabilire la direzione dei colpi e l’esatta causa del decesso, elementi ritenuti decisivi per la qualificazione giuridica dei fatti.

Richiesta una misura meno afflittiva

Nel corso dell’udienza la difesa ha inoltre chiesto al giudice l’applicazione della misura cautelare meno afflittiva possibile.

Il legale ha evidenziato come le difficoltà legate all’assenza di un domicilio stabile non debbano trasformarsi automaticamente nell’applicazione della custodia cautelare in carcere, richiamando il principio secondo cui devono sempre prevalere i criteri di proporzionalità e adeguatezza.

Il rispetto per la vittima

Nella nota l’avvocato Giovanni Salatto ha infine espresso profondo rispetto per la vittima della vicenda, ribadendo la fiducia nell’operato della magistratura affinché venga accertata con precisione la verità dei fatti.

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Tags: cronaca FoggiaFoggiaGiovanni Salattogip Foggiaindaginilegittima difesaOmicidio FoggiaTribunale di Foggia
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