“Ritenete soddisfacente lo stato delle cose? Ritenete che la giustizia funzioni così com’è? Nella riforma Nordio non c’è nessun rischio del cataclisma democratico. L’equilibrio dei poteri non è stato modificato”.
È stato diretto e senza sfumature Michele Vaira, penalista foggiano, intervenuto all’incontro “Giuristi per il Sì”, schierandosi apertamente a favore del referendum sulla riforma della giustizia. Una posizione che ha sorpreso parte del pubblico, considerato che l’avvocato ha sempre mostrato simpatie nell’area del centrosinistra.
L’incontro e le adesioni al Sì
Coordinato dall’avvocata Anna Lops, l’evento ha registrato una buona partecipazione, mobilitando dirigenti, eletti e simpatizzanti del partito della premier Giorgia Meloni.
Ospite del pomeriggio Francesco Bretone, sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Bari, non più iscritto all’Anm e tra i firmatari del manifesto dei 50 magistrati italiani che voteranno Sì al referendum. Bretone da anni propone la composizione del Csm tramite sorteggio e la rotazione degli incarichi direttivi.
Il caso Palamara e il sistema delle correnti
Nel corso del dibattito si è tornati anche sul caso Palamara. “La volontà di non mettere in discussione il sistema delle nomine è data dalla contestazione disciplinare. A Palamara non è stata mai contestata la spartizione delle cariche tra le correnti – perché ciò avrebbe comportato un terremoto nella magistratura facendo saltare numerose teste – ma solo di aver partecipato ad una cena con un imprenditore indagato dalla procura di Roma per decidere chi appoggiare come futuro procuratore di Roma. Un fatto grave, certo, ma che richiama responsabilità individuali e non collettive”.
Secondo i promotori del Sì, le resistenze alla riforma sarebbero legate alla volontà di mantenere lo status quo. Nel documento diffuso durante l’incontro si parla di “nomine a pacchetto” all’interno del Csm: pubblicati dieci posti in Cassazione, verrebbe predisposta una lista di dieci magistrati già bilanciata tra le correnti in base al peso elettorale.
Separazione delle carriere e ruolo del giudice
“Il giudice ha un solo ruolo: il rispetto delle regole. L’effetto sarà culturale. Se passasse il Sì non ci sarebbe nessuna sottomissione del giudice rispetto al Parlamento. Questa riforma non ha un colore politico, l’ultimo step di una battaglia di sinistra l’ha portata in aula la destra. L’unicità delle carriere serviva a dare un impatto di un governo forte in cui l’interesse del governo coincideva con quello di chi accusa. Il fine del processo non è quello di perseguire il crimine. Ma emettere sentenze giuste”, ha aggiunto Vaira.
Alla base della proposta referendaria anche la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “Qual è il motivo dell’appiattimento di gip e gup sul pm? Semplice: perché sono accoppiati e fanno parte della stessa famiglia”, sostengono i giuristi intervenuti.
I numeri sulle ingiuste detenzioni
Nel dibattito non sono mancati i dati sulle custodie cautelari poi smentite in fase dibattimentale. Negli ultimi anni sarebbero oltre 5mila i casi di ingiusta detenzione, numeri che secondo i sostenitori del Sì dimostrerebbero la necessità di intervenire sul sistema.









