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Home - Licenziamento revocato per Fatone jr, decisivo il ritardo di ASE: potere disciplinare decaduto

Licenziamento revocato per Fatone jr, decisivo il ritardo di ASE: potere disciplinare decaduto

Il giudice dichiara illegittimo il provvedimento adottato dall'azienda di Manfredonia: contestazione tardiva e violazione dei termini disciplinari. Disposta la reintegrazione e il pagamento delle retribuzioni arretrate

Di Redazione
18 Febbraio 2026
in Cronaca, Manfredonia
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Il Tribunale di Foggia ha dichiarato illegittimo il licenziamento per giusta causa intimato a Raffaele Fatone da ASE Spa, ordinando la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento delle retribuzioni maturate. La sentenza è stata pronunciata l’8 gennaio 2026 dal giudice Beatrice Notarnicola.

La vicenda

Il lavoratore, dipendente a tempo indeterminato della società di servizi ambientali, era stato licenziato dopo essere stato coinvolto in un procedimento penale (“Giù le mani” con il padre Michele, processo in corso, ndr) legato a un’aggressione avvenuta nel luglio 2022 nei confronti di un collega. In seguito ai fatti, era stato sottoposto anche a misura cautelare domiciliare.

ASE Spa aveva motivato il licenziamento con la gravità della condotta e con il danno all’immagine aziendale. Tuttavia, come ricostruito nella sentenza, la società aveva avviato il procedimento disciplinare soltanto nell’ottobre 2024, oltre due anni dopo i fatti e dopo che il dipendente aveva già fornito chiarimenti in sede di audizione.

Contestazione tardiva e potere disciplinare decaduto

Il giudice ha ritenuto che l’azienda fosse già a conoscenza dei fatti dal luglio 2022, anche attraverso notizie di stampa e comunicazioni interne. Nonostante ciò, non aveva adottato alcun provvedimento disciplinare nei termini previsti dal contratto collettivo.

La sentenza richiama le norme del CCNL che impongono al datore di lavoro di esercitare l’azione disciplinare entro termini precisi, pena la decadenza. Nel caso specifico, la contestazione è stata ritenuta tardiva e quindi illegittima.

Reintegrazione e risarcimento

Il Tribunale ha quindi ordinato la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e ha condannato ASE Spa al pagamento delle retribuzioni maturate dal licenziamento fino alla effettiva reintegra, oltre al versamento dei contributi previdenziali.

La società è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali, liquidate in 4.700 euro oltre accessori.

La decisione riafferma il principio secondo cui, anche in presenza di fatti gravi, il potere disciplinare deve essere esercitato nel rispetto rigoroso dei tempi e delle garanzie previste dalla legge e dal contratto collettivo.

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Tags: Ase SpaCCNLdiritto del lavoroLavoratorilicenziamento per giusta causareintegrazionesentenzaTribunale di Foggia
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