I cormorani non sono il nemico della pesca. A sostenerlo è il Centro Studi Naturalistici che, dopo le recenti prese di posizione di alcune associazioni di categoria sui presunti “danni incalcolabili” causati dagli uccelli ittiofagi, interviene per riportare il dibattito su un piano scientifico.
Il riferimento è in particolare all’Oasi Laguna del Re, alla foce del Candelaro, nel territorio di Manfredonia, dove da anni vengono condotti monitoraggi ambientali.
“Nessuna emergenza nei popolamenti ittici”
Secondo il Centro Studi, la narrazione di una “natura matrigna” che deprederebbe le risorse ittiche non troverebbe riscontro nei dati raccolti sul campo. L’Oasi è regolarmente frequentata da cormorani, marangoni minori e altre specie ittiofaghe, ma non si registrerebbero cali nel popolamento di pesce nelle valli.
Anzi, viene sottolineato come la presenza stabile di queste specie sia un dato consolidato da decenni. A preoccupare, semmai, sarebbero le recenti fluttuazioni negative dei contingenti migratori, interpretate come un segnale di fragilità ecosistemica più che di sovrappopolazione.
Rizzi: “Leggende prive di fondamento scientifico”
A chiarire la posizione è il naturalista Vincenzo Rizzi, esperto in monitoraggio faunistico: “Le leggende metropolitane secondo cui i cormorani distruggerebbero i popolamenti ittici dei nostri bacini sono prive di fondamento scientifico”.
Rizzi ammette la possibilità di impatti locali negli allevamenti intensivi, ma li definisce problemi risolvibili con l’installazione di reti di protezione, senza ricorrere alla demonizzazione di una specie protetta.
Il vero allarme, secondo il Centro Studi, riguarda invece la pesca abusiva. “Sono le reti abbandonate o utilizzate illegalmente, che rimuoviamo costantemente dall’Oasi, a causare la morte di un numero ingente di pesci e di altre specie protette”, afferma Rizzi. Una documentazione fotografica allegata al comunicato mostrerebbe reti abusive posizionate nella Laguna del Re.
Accesso ai dati e biodiversità
Tra i punti sollevati anche la richiesta di maggiore trasparenza nell’accesso ai dati ISPRA sui censimenti invernali, la cui difficoltà di consultazione, secondo il Centro Studi, contribuirebbe ad alimentare narrazioni allarmistiche.
Viene inoltre ribadito un principio: la presenza di uccelli ittiofagi sarebbe indice di un ecosistema sano e produttivo, non un ostacolo allo sviluppo economico.
L’appello alle istituzioni
In conclusione, il Centro Studi Naturalistici invita istituzioni e associazioni a concentrare l’attenzione sulla tutela reale del territorio, contrastando bracconaggio e gestione illegale degli attrezzi da pesca, indicati come i veri nemici della biodiversità e dell’economia locale.
Il confronto resta aperto, ma la posizione dei naturalisti è netta: il problema non vola sopra l’acqua, bensì si annida nelle pratiche illegali che minacciano l’equilibrio della laguna.













