Continuano i furti a Vieste e a finire nel mirino, sempre più spesso, sono i garage. Spazi considerati secondari solo in apparenza, ma che per molti custodiscono attrezzi da lavoro, mezzi, strumenti indispensabili alla quotidianità e beni acquistati con anni di sacrifici. Qui i ladri colpiscono con sistematicità, portando via tutto ciò che può essere facilmente rivenduto.
Le denunce, spiegano i residenti, non mancano. Così come i racconti e le segnalazioni informali che circolano tra i cittadini. Eppure, di questo fenomeno si parla poco, quasi nulla. Un silenzio che finisce per alimentare un clima di sfiducia e di abbandono, soprattutto tra chi si sente lasciato solo dopo aver subito un furto.
La domanda che ricorre tra i viestani è tanto semplice quanto scomoda: com’è possibile che, a fronte di episodi così frequenti, non si riesca a individuare i responsabili? In una comunità relativamente piccola, dove i movimenti non passano inosservati e dove “qualcuno vede e qualcuno sa”, il sospetto che si preferisca non parlare inizia a farsi strada.
Nel frattempo cresce la paura. C’è chi rinuncia a sporgere denuncia perché convinto che non serva a nulla, chi vive nell’ansia di trovare la porta del garage forzata e chi si sente vittima due volte: del furto e dell’indifferenza. Perché la sicurezza, sottolineano in molti, non riguarda solo l’intervento delle forze dell’ordine, ma anche prevenzione, presenza sul territorio, attenzione istituzionale e partecipazione della comunità.
Non si tratta di creare allarmismo, ma di prendere atto di un problema reale e diffuso. Tacere non lo farà scomparire, anzi rischia di renderlo strutturale. Parlare, invece, significa accendere un riflettore, chiedere risposte e pretendere che la tutela dei cittadini torni ad essere una priorità.
Vieste resta una comunità viva e attenta, che non può rassegnarsi all’idea che i furti diventino normalità. Perché quando l’illegalità si abitua al silenzio, a essere sottratta non è solo la merce, ma anche la fiducia collettiva.











