“Sostituire il principio del consenso con quello del dissenso non è una scelta tecnica: è una scelta politica e purtroppo è una scelta sbagliata” così il consigliere comunale presidente della Consulta delle Pari Opportunità a Foggia, Mario Cagiano che interviene sullo scontro istituzionale apertosi dopo la riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale proposta dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, che elimina il riferimento esplicito al consenso introducendo il concetto di “volontà contraria”, come riportato dalla stampa nazionale nelle ultime ore.
Questo è quanto prevede il testo presentato al Senato che prevede anche di abbassare la pena da 4 a 10 anni nel caso di violenza sessuale “semplice”, mentre resta da 6 a 12 anni nei casi in cui il fatto sia commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
“Il principio del sì dichiarato prima di un rapporto sessuale non è uno slogan ideologico, ma una conquista culturale che sposta finalmente il baricentro della tutela dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi compie la violenza. Tornare a chiedere alla donna di dimostrare il dissenso significa ignorare situazioni reali ed è quello che la maggioranza sta dimenticando”.
Per il vicesegretario cittadino del PD si tratta di un arretramento che rischia di produrre effetti concreti e dannosi: “Una legge che non riconosce il consenso esplicito rischia di indebolire la protezione delle vittime e di offrire nuovi margini di ambiguità nei processi. È esattamente il contrario di ciò di cui non abbiamo bisogno. L’accordo di novembre scorso tra maggioranza e opposizione – che aveva portato all’approvazione unanime del testo alla Camera – rappresentava un segnale forte: la violenza di genere non è terreno di scontro politico. Rompere quell’equilibrio significa tradire una promessa fatta alle donne”.
Cagiano conclude: “Dalle istituzioni locali a quelle nazionali dobbiamo essere chiari al fine di proteggere chi subisce violenza e non costringerlo a giustificarsi. Difendere il consenso significa difendere la dignità delle persone ed è una situazione che tocco con mano e che raccolgo nel dialogo all’interno della Consulta delle Pari Opportunità”.










