Quasi due miliardi di euro spesi in dieci anni per curare i pugliesi fuori regione. È uno dei dati più pesanti che emerge dalla relazione della Corte dei conti al Parlamento sui servizi sanitari regionali, che conferma come la sanità pugliese resterà sotto commissariamento ministeriale. Un giudizio tecnico, privo di valutazioni politiche, che fotografa una Regione capace di migliorare la qualità dell’assistenza ma ancora lontana da un equilibrio strutturale tra entrate e spese, come ricostruito anche da La Gazzetta del Mezzogiorno.
Lea in risalita, ma non basta per uscire dal Piano operativo
I giudici contabili riconoscono che la Puglia ha compiuto passi avanti significativi sui Livelli essenziali di assistenza, tanto da essere considerata ormai adempiente da diversi anni. La relazione segnala in particolare un “apprezzabile miglioramento” sugli screening oncologici, con risultati superiori alla sufficienza per quelli mammografici e della cervice uterina. Resta invece sotto la soglia lo screening colon-rettale.
Questi progressi, tuttavia, non sono stati sufficienti per consentire l’uscita dal Piano operativo, il commissariamento “soft” che vincola la Regione alle decisioni dei ministeri della Salute e dell’Economia.
Punti nascita e laboratori, riforme mai completate
Tra le criticità strutturali che continuano a pesare, la Corte dei conti evidenzia la rete dei punti nascita, dove persiste un’alta percentuale di parti cesarei, legata alla mancata gestione di reparti che, di fatto, operano come cliniche private. Altro nodo irrisolto è quello dei laboratori di analisi: la normativa nazionale impone dal 2021 la chiusura dei punti prelievo accreditati sotto le 200mila prestazioni, ma il processo è stato a lungo rallentato da interventi regionali poi cancellati dalla Corte costituzionale.
Assistenza territoriale e Rsa ancora in ritardo
La relazione segnala inoltre criticità nell’adeguamento agli standard del Dm 77 per l’assistenza territoriale e ritardi nei procedimenti di autorizzazione e accreditamento delle Rsa, che avrebbero dovuto essere completati già due anni fa. A questo si aggiungono carenze nelle strutture di controllo e sistemi informatici regionali non ancora pienamente integrati.
Deficit strutturale e ripiani a carico dei cittadini
Sul piano finanziario, il 2024 si è chiuso con un deficit di 132 milioni di euro, ripianato ancora una volta attraverso il bilancio autonomo regionale, quindi principalmente con risorse provenienti dalla fiscalità dei cittadini. Per la Corte dei conti si tratta di un disavanzo strutturale destinato ad aggravarsi nel 2025.
Il Fondo sanitario nazionale è cresciuto dell’1,7%, ma alla Puglia è stato riconosciuto solo un incremento dell’1%, a fronte di un aumento medio dei costi del 4%, dovuto soprattutto a spesa farmaceutica e personale. Lo squilibrio stimato è di circa 250 milioni di euro e colpisce in modo particolare le Regioni del Mezzogiorno, dove l’invecchiamento della popolazione comporta costi medi più elevati.
Pareggi solo contabili e ricorso alla tesoreria
Secondo i giudici contabili, le perdite del sistema sanitario pugliese si accompagnano a una cronica insufficienza di copertura finanziaria e a un ricorso sistematico alle anticipazioni di tesoreria. Il pareggio di fine anno viene così definito come il risultato di interventi compensativi regionali e non di un reale riequilibrio gestionale.
Il commissariamento che blocca le scelte strategiche
Non più tardi di pochi mesi fa, i ministeri della Salute e dell’Economia hanno sollecitato la Puglia a presentare una programmazione regionale adeguata, capace di individuare strumenti e aree di intervento per riportare in equilibrio la gestione sanitaria. Il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano operativo comporta automaticamente la permanenza nel commissariamento, con effetti concreti: impossibilità di gestire liberamente assunzioni e strategie di assistenza autonome. Un paradosso, se si considera che nel 2020 era stata annunciata un’imminente uscita dal Piano.
Mobilità passiva, il vero macigno sui conti
Il dato più allarmante resta quello della mobilità sanitaria. Dal 2014 al 2024 la Puglia ha speso 1,97 miliardi di euro per prestazioni sanitarie effettuate fuori regione. Solo nel 2024 la spesa ha raggiunto i 230 milioni di euro, confermandosi l’anno peggiore del decennio. Un flusso che rappresenta di fatto un finanziamento occulto alla sanità del Centro-Nord, in particolare Lazio, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Un meccanismo che viene favorito anche dalla sanità privata nazionale, con grandi gruppi capaci di spostare i pazienti dalla regione di residenza promettendo interventi rapidi, sfruttando proprio le regole della mobilità sanitaria.
Un quadro complessivo che, nonostante i miglioramenti sui Lea, continua a tenere la sanità pugliese sotto stretta osservazione ministeriale, con il peso crescente di una mobilità passiva che drena risorse e condiziona il futuro del sistema.












