Nervi tesi nella “Società Foggiana“. Per la prima volta nella sua storia è stato versato il sangue di un Moretti, una delle famiglie mafiose che da tre generazioni scrive pagine nere della città. L’omicidio di Alessandro Moretti, 34 anni, detto “Sassolin”, avvenuto giovedì sera in via Sant’Antonio, segna un punto di rottura che potrebbe aprire scenari imprevedibili.
Chi era Alessandro Moretti
Figlio di Silvano Moretti, fratello minore di Rocco Moretti, storico boss della Società noto come “il porco”, oggi al 41bis, Alessandro Moretti rappresentava una figura di peso all’interno del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Sposato, padre di due bambini, era tornato in libertà da circa un anno dopo una lunga sequenza di detenzioni tra carcere e domiciliari.
Aveva scontato una condanna a 3 anni e 2 mesi per armi nel blitz “Ripristino” del gennaio 2016, e una pena di 7 anni e 4 mesi per associazione mafiosa nel processo “Decima Azione” del novembre 2018 contro la mafia del pizzo. Le sentenze, le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia lo indicavano come uno dei pochi luogotenenti del clan ancora in libertà. Era sottoposto a sorveglianza speciale e lavorava in un negozio di ferramenta.
Nel suo passato anche i piani di morte, mai realizzati, nei confronti di un ispettore di polizia e del boss rivale Roberto Sinesi. Su “Sassolin” le dichiarazioni di alcuni pentiti tra cui il boss altamurano Pietro Antonio Nuzzi che raccolse confidenze da Moretti jr durante un periodo di detenzione comune.
L’agguato in via Sant’Antonio
L’omicidio è avvenuto intorno alle 20 di giovedì sera all’angolo tra via Sant’Antonio e via Ciano. Poco prima, alle 18, Moretti aveva firmato in Questura. Viaggiava a bordo di uno scooter quando è stato affiancato, da un’auto o da una moto, e colpito con una raffica di proiettili.
Sull’asfalto la Polizia Scientifica ha repertato 7 bossoli e 2 ogive calibro 7.65. L’ispezione cadaverica ha evidenziato una decina di fori d’ingresso e uscita: colpito ai fianchi e al braccio sinistro, Moretti è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. L’autopsia sarà disposta nei prossimi giorni dal pm della Dda Giovanni Calamita.
Indagini e primi interrogativi
La squadra mobile e la Direzione distrettuale antimafia indagano sul primo omicidio del 2026 in Capitanata. Decine le testimonianze e le immagini di videosorveglianza al vaglio, mentre familiari e amici della vittima sono stati ascoltati dagli investigatori.
La domanda che rimbalza negli ambienti investigativi è una sola: cosa succederà adesso. Eliminare un Moretti, per la prima volta nella storia della Società Foggiana, significa rompere un tabù e mettere in discussione equilibri criminali consolidati da anni.
Il precedente del 2005
Un precedente aveva fatto temere il peggio già nel luglio 2005, durante la quinta guerra di mafia. Pasquale Moretti detto “il porchetto” (oggi al 41bis), figlio di Rocco e cugino di Alessandro, rimase ferito a una gamba in un agguato su viale Candelaro, attribuito al fronte rivale Sinesi-Francavilla. Si salvò, ma non ci furono né mandanti né killer identificati. Anche allora il rischio di escalation fu alto, ma non si arrivò mai all’uccisione di un esponente della famiglia Moretti.
Il contesto criminale
L’ultimo grande blitz antimafia, “Game Over”, nel luglio 2023, con 82 arresti e 58 condanne già emesse, aveva fotografato una fase di tregua tra i tre storici gruppi: Moretti-Pellegrino-Lanza, Trisciuoglio-Tolonese e Sinesi-Francavilla. Un equilibrio funzionale alla gestione monopolistica del traffico di cocaina e del racket, capace di garantire incassi stimati in circa 200mila euro al mese.
L’eliminazione di Alessandro Moretti rimette tutto in discussione. Chi regge ora le fila dei clan? Quali equilibri si sono spezzati? È una decisione maturata all’interno dello stesso fronte o il segnale di una nuova offensiva esterna?
Gli scenari dopo il delitto
L’ultimo omicidio di mafia a Foggia risaliva al 20 maggio 2023, quando Salvatore Prencipe detto “Piede veloce”, che sembrava fuori dal giro, fu ucciso sotto casa al Cep. Prima ancora, nel 2022, erano caduti Roberto Russo “il colombiano”, Alessandro Scopece detto “Cinghiale”, Alessandro Scrocco e Agostino Corvino, tutti in agguati rimasti impuniti e che non avevano scatenato reazioni.
Questa volta, però, il peso criminale e il cognome della vittima cambiano tutto. Ed è proprio questo che oggi fa temere l’apertura dell’ottava guerra di mafia in città.











