Un nuovo omicidio scuote la città e riporta a galla paure mai sopite. Alessandro Moretti, 34 anni, detto “Sassolin”, nipote dello storico boss della mafia foggiana Rocco Moretti, è stato ucciso nella serata di ieri mentre viaggiava a bordo del suo scooter, in una strada trafficata a pochi passi dal centro. Un’esecuzione avvenuta intorno alle 20, con numerosi colpi esplosi, che riapre interrogativi e timori su un possibile riacutizzarsi delle dinamiche mafiose.
Una città che conosce fin troppo bene questo copione
Per il Coordinamento provinciale Libera Foggia, il dettaglio familiare pesa e racconta un contesto che la città conosce fin troppo bene. Cognomi che si ripetono, famiglie che da decenni si contendono potere, affari e controllo del territorio. Cambiano i volti, si affacciano nuove generazioni che mantengono legami con chi è detenuto, ma non cambiano la violenza, la spregiudicatezza, la sete di potere e di vendetta.
La paura di una nuova scintilla
L’omicidio, sottolinea Libera, fa risvegliare Foggia con la paura che si tratti dell’ennesima scintilla di una guerra di mafia che non smette mai davvero di alimentarsi. Una paura che rischia di trasformarsi in normalizzazione e rassegnazione, due pericoli che il Coordinamento invita a respingere con forza.
La Foggia che resiste ogni giorno
Accanto a questa realtà, però, esiste un’altra Foggia. È quella delle associazioni e dei singoli cittadini che quotidianamente si impegnano per sradicare la sottocultura mafiosa, una cultura egoistica che guarda solo al benessere personale e ignora l’interesse collettivo. Un lavoro spesso silenzioso, caparbio, portato avanti anche quando i riflettori sono spenti.
Le mafie esistono anche quando non sparano
Libera richiama l’attenzione su un punto centrale: le mafie non scompaiono quando tacciono. Anche nel silenzio continuano ad allargare radici, affari e relazioni, mafiose e corruttive. È per questo che l’impegno non può essere episodico né legato solo all’emergenza, ma quotidiano e costante, anche quando l’attenzione politica e mediatica nazionale è rivolta altrove.
Un impegno corale per il futuro
Secondo il Coordinamento provinciale, non basta il lavoro – pur fondamentale e certosino – delle forze dell’ordine e della magistratura, spesso sotto organico. Serve uno scatto in più. Servono investimenti economici e culturali che passino da lavoro, servizi, sanità, scuola e formazione, cultura, spazi, cura e relazioni. Serve uscire dalle dinamiche egoistiche e personali e impegnarsi insieme per il bene comune.
“Una realtà diversa è possibile”
Libera Foggia ribadisce che la strada da percorrere è quella della rete, dell’ascolto delle persone e delle fragilità, dei diritti e dei servizi. Un cammino lungo e tortuoso, ma necessario. “Una realtà diversa è possibile – conclude il Coordinamento – solo se ciascuno si assume fino in fondo la propria parte di responsabilità”.










