Lo scrutinio delle elezioni regionali pugliesi è nei fatti concluso. In attesa della formalizzazione prevista nelle prossime ore, l’Ufficio elettorale centrale della Corte d’appello di Bari ha definito la composizione del nuovo Consiglio regionale, confermando i numeri già emersi all’indomani del voto di novembre. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il centrosinistra ottiene 29 seggi complessivi, mentre l’opposizione ne conquista 21.
Nel dettaglio, il Partito democratico ottiene 14 seggi, sette vanno alla lista “Decaro presidente”, quattro ciascuno a Per e Movimento 5 Stelle. Sul fronte dell’opposizione, Fratelli d’Italia conquista 11 seggi, Forza Italia cinque e la Lega quattro, ai quali si aggiunge il candidato presidente sconfitto Lobuono.
Respinta l’istanza sul premio di maggioranza
L’Ufficio elettorale centrale, presieduto da De Scisciolo, ha rigettato l’istanza presentata dal Pd, che chiedeva di assegnare al centrosinistra 32 consiglieri invece dei 29 previsti dalla legge regionale. La richiesta faceva leva sull’interpretazione dell’avverbio “almeno” contenuto nella norma, sostenendo che al 64 per cento dei voti dovesse corrispondere il 64 per cento dei seggi.
Dopo una sospensione dei lavori, la commissione elettorale ha ritenuto di doversi attenere al dettato letterale della legge. Alla richiesta si era associato anche il rappresentante di Decaro. Se l’operazione fosse andata in porto, tre seggi sarebbero stati sottratti alla minoranza, che invece mantiene 21 consiglieri, pari al 42 per cento del totale, a fronte del 36 per cento dei voti.
La distribuzione territoriale dei seggi
La suddivisione degli eletti conferma uno squilibrio territoriale già evidenziato subito dopo lo scrutinio. La provincia di Bari, che rappresenta quasi un terzo della popolazione pugliese, ottiene nove consiglieri, lo stesso numero assegnato alla Bat, che è la provincia più piccola. Il numero più alto di eletti, dieci, è invece attribuito alla provincia di Foggia.
Secondo quanto evidenziato da La Gazzetta del Mezzogiorno, questa distribuzione appare illogica e sarebbe il risultato dell’applicazione rigida del meccanismo degli scorrimenti nell’assegnazione dei seggi maggioritari, un tema già affrontato in passato dal Consiglio di Stato.
I seggi del centrosinistra
Per il Pd risultano confermati tre seggi a Bari (Paolicelli, Vaccarella, Pagano), tre nella Bat (Ciliento, De Santis, Vurchio), due a Brindisi (Matarrelli, Lettori), due a Foggia (Piemontese, Falcone), due a Lecce (Minerva, Capone) e due a Taranto (Pentassuglia, Borraccino).
La lista “Decaro presidente” ottiene due seggi a Foggia (Starace, Scapato) e uno nelle altre province (Spaccavento, Rutigliano, Gioia, Miglietta, Fischetti). Al Movimento 5 Stelle va un seggio a Bari (La Ghezza), a Foggia (Barone), a Lecce (Casili) e a Taranto (Angolano). A Per spettano i seggi di Lecce (Leo), Bat (Passero), Bari (Tammacco) e Foggia (Tutolo).
L’opposizione e il seggio garantito al candidato sconfitto
Per l’opposizione, Fratelli d’Italia ottiene due seggi in ogni provincia, tranne Bari dove entra Scatigna. Forza Italia è rappresentata a Bari (Minuto), a Foggia (Dell’Erba), a Lecce (Mazzotta, che risulta incompatibile per lite pendente) e a Taranto (Di Cuia). La Lega conquista tre seggi: a Foggia (Cera), a Lecce (De Blasi) e a Taranto (Scalera). Il seggio sottratto al Carroccio è quello necessario a garantire l’ingresso in Consiglio del candidato presidente sconfitto.
Ricorsi e prossimi passaggi
Nella giornata di oggi l’Ufficio elettorale centrale completerà la compilazione del verbale, che sarà trasmesso alle prefetture e al Consiglio regionale. Non è prevista una cerimonia formale di proclamazione: le prefetture si occuperanno della notifica agli eletti.
Il verbale potrà essere impugnato davanti al Tar con il rito previsto in materia elettorale. Come ricorda La Gazzetta del Mezzogiorno, non hanno possibilità di successo i ricorsi legati alla soglia di sbarramento, già respinti in passato da Tar e Consiglio di Stato. Resta invece aperta la questione relativa all’assegnazione dei seggi alle province nella ripartizione maggioritaria, su cui la legge regionale non è chiara e che potrebbe essere risolta solo in sede di giustizia amministrativa.











