In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, il procuratore capo di Bari Roberto Rossi interviene nel dibattito pubblico spiegando le ragioni del “No” e chiarendo perché, a suo giudizio, esprimersi contro la riforma non rappresenti una scelta politica ma una presa di posizione a tutela dei diritti dei cittadini. L’intervento è stato pubblicato su L’Edicola del Sud nell’edizione del 4 gennaio 2026, con un approfondimento dedicato ai nodi centrali della riforma costituzionale.
“Il No non è un voto politico”
Secondo Roberto Rossi, il referendum chiamerà i cittadini a decidere direttamente su modifiche che incidono sull’equilibrio costituzionale. “Votando No – spiega – si consente ai cittadini di difendere la Costituzione che significa garantire a tutti una magistratura libera”. Una posizione che, sottolinea il procuratore, non ha nulla a che fare con schieramenti politici ma riguarda esclusivamente la tutela dei diritti costituzionali di ogni cittadino.
I rischi della separazione delle carriere
Nel suo intervento, pubblicato da L’Edicola del Sud, Rossi entra nel merito della riforma, che mira a modificare l’autonomia della magistratura e la composizione del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene indicata come un passaggio critico: una distinzione netta che, secondo il procuratore, finirebbe per creare un pubblico ministero “troppo potente” e più esposto al controllo del potere esecutivo. Un assetto che, avverte, rischierebbe di ridurre l’indipendenza della funzione giudiziaria.
Magistratura e tutela dei diritti
Rossi richiama il ruolo costituzionale della magistratura come presidio dei diritti, ricordando come giudici e pubblici ministeri operino oggi in un sistema di equilibrio che consente controlli reciproci e garanzie per i cittadini. L’introduzione di nuovi organismi disciplinari e la riforma del Csm, osserva, potrebbero invece incidere negativamente sull’autonomia dei magistrati, con effetti diretti sulla qualità della giustizia.
Un appello ai cittadini
Nelle conclusioni, il procuratore capo di Bari ribadisce che il referendum non va letto come uno scontro ideologico, ma come una scelta di merito sulla tenuta delle garanzie costituzionali. “È giusto dire No – afferma – per difendere la nostra Costituzione e per evitare che i cittadini siano sottoposti al potere della maggioranza di turno”. Un appello alla consapevolezza civica, affinché il voto sia espresso con piena conoscenza delle conseguenze della riforma.











