La nuova classificazione dei Comuni montani adottata dal Governo accende un duro confronto politico tra Regione Puglia e maggioranza nazionale, con la provincia di Foggia al centro della polemica. A sollevare il caso è il vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese, che denuncia l’esclusione di dodici Comuni foggiani dalla mappa statale dei territori montani, parlando di una decisione “astratta e ingiusta” che colpisce duramente Gargano e Monti Dauni.
Piemontese: “Dodici Comuni cancellati con un decreto”
Secondo Piemontese, l’allegato al Dpcm di classificazione dei Comuni montani, adottato in attuazione della legge 131 del 2025, rappresenta “un colpo durissimo per vaste aree del Mezzogiorno”. In Puglia, i Comuni di Cagnano Varano, Carlantino, Carpino, Casalnuovo Monterotaro, Celenza Valfortore, Ischitella, Mattinata, Peschici, Rocchetta Sant’Antonio, San Marco la Catola, San Nicandro Garganico e Vieste, tutti in provincia di Foggia, vengono esclusi dal nuovo elenco nazionale, nonostante – sostiene il vicepresidente – presentino da decenni condizioni territoriali, ambientali e socio-economiche che ne giustificano il riconoscimento come aree montane.
Per Piemontese l’errore di fondo è politico: “Ridurre la montagna a una formula matematica basata solo su altimetria e pendenza significa ignorare isolamento, fragilità demografica, carenza di servizi essenziali, rischio idrogeologico e distanza dai presìdi sanitari e scolastici”. Una scelta che, a suo avviso, tradisce lo spirito dell’articolo 44 della Costituzione e della stessa legge sulla montagna.
Rischio esclusione da fondi e politiche nazionali
Il vicepresidente pugliese avverte che la nuova classificazione non è neutra: diventerà la base vincolante per l’accesso a misure nazionali su sanità, istruzione, incentivi alle imprese, lavoro e casa, a partire dal FOSMIT, il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. “Escludere questi Comuni – sottolinea – significa condannarli a meno risorse, meno strumenti e più solitudine istituzionale, aggravando spopolamento e desertificazione sociale”.
Secondo Piemontese, la relazione illustrativa del provvedimento ammetterebbe implicitamente l’obiettivo di restringere la platea dei Comuni montani rispetto allo storico elenco di oltre 4.000 enti, configurando di fatto “un taglio di risorse mascherato”. Da qui la richiesta di riaprire il confronto con Regioni ed enti locali, integrando i criteri geomorfologici con indicatori socio-economici e di accessibilità ai servizi, come avviene in altri Paesi europei.
La replica di La Salandra: “Nessuna cancellazione, stop alle classificazioni improprie”
Di segno opposto la posizione del deputato Giandonato La Salandra, che respinge le accuse e parla di polemica “fuorviante”. Secondo il parlamentare, la legge 131 del 2025 non cancella la montagna, ma dà finalmente attuazione all’articolo 44 della Costituzione, superando un elenco che negli anni si sarebbe dilatato “oltre ogni logica”.
La nuova classificazione, spiega La Salandra, si fonda su criteri oggettivi, trasparenti e misurabili, elaborati con il coinvolgimento di esperti designati dalle Regioni, ANCI e Consulta dei Piccoli Comuni, e non su scelte politiche discrezionali. “Altro che penalizzazione del Mezzogiorno – afferma – i dati dimostrano un incremento significativo dei Comuni montani in diverse regioni del Sud, Puglia compresa”.
Aree interne e montagna, la distinzione
Il deputato foggiano ribadisce la distinzione tra aree interne e aree montane: “Le montagne sono aree interne, ma le aree interne non sono sempre montagne”. La classificazione, a suo dire, serve a indirizzare meglio le risorse e non a sottrarle. A sostegno di questa tesi, La Salandra ricorda gli investimenti del Pnrr nelle aree interne, pari a 8,8 miliardi di euro, circa il 5% della dotazione nazionale.
Infine, segnala l’apertura del Governo a valutare ulteriori situazioni di interclusione territoriale, con l’obiettivo di arrivare a circa 2.900 Comuni montani complessivi. “Serve serietà – conclude – non slogan o allarmismi. Su temi così delicati il rischio non è solo non capire, ma non voler capire”.











