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Home - Fiumi di cocaina a Foggia, il business di Shima e il ruolo dei Tolonese. Gip: “Allarmante sistema criminale”

Fiumi di cocaina a Foggia, il business di Shima e il ruolo dei Tolonese. Gip: “Allarmante sistema criminale”

Intercettazioni, sequestri e arresti: l’inchiesta individua in Shima Shaban il perno di un’organizzazione dedita allo spaccio di cocaina e hashish, con ramificazioni in diverse regioni

Di Francesco Pesante
17 Dicembre 2025
in Foggia, Inchieste
Shaban e i due Tolonese

Shaban e i due Tolonese

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Un traffico strutturato, continuo e altamente redditizio, capace di muovere ogni mese chilogrammi di droga e centinaia di migliaia di euro. È il quadro che emerge dall’inchiesta che ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di numerosi indagati coinvolti in un vasto sistema di spaccio di sostanze stupefacenti operante principalmente a Foggia e provincia, ma con estensioni in Emilia-Romagna, nel Lazio e in Molise. 24 gli arrestati, 19 in carcere e 5 ai domiciliari. Per altri 9 a piede libero interrogatorio di garanzia a gennaio.

L’indagine trae origine da un procedimento avviato nel 2023 e si sviluppa attraverso intercettazioni, videoriprese, captatori informatici e riscontri oggettivi, culminati in arresti e sequestri di ingenti quantitativi di cocaina e hashish.

Le origini dell’inchiesta e il contesto investigativo

L’indagine scaturisce da un’attività dalla Dda di Bari a carico di Anna Tolonese, sorella del boss Raffaele “Rafanill”, arrestata il 26 settembre 2024 per usura e poi condannata. Il prosieguo delle investigazioni ha consentito di far emergere un articolato sistema di traffico di stupefacenti. Attività criminali hanno interessato Foggia, San Giovanni Rotondo, Portocannone, Ostuni, Rieti, Langhirano e altre località, coinvolgendo soggetti di nazionalità italiana, albanese, georgiana e rumena, operanti con modalità ritenute professionali e ben organizzate.

Intercettazioni e metodi di spaccio

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le conversazioni intercettate risultano esplicite e prive di linguaggi criptici, tali da non lasciare spazio a dubbi interpretativi. Le indagini hanno documentato in maniera dettagliata le dinamiche interne, i rapporti anche conflittuali tra i sodali, le modalità operative e le dimensioni del giro d’affari riconducibile ai singoli spacciatori.

Fondamentali si sono rivelate le intercettazioni telefoniche e ambientali su numerosi veicoli, l’utilizzo di captatori informatici su telefoni cellulari e le videoriprese effettuate in abitazioni, circoli e luoghi ritenuti strategici per le attività di spaccio.

Il ruolo centrale di Shima Shaban

Nel contesto investigato emerge con forza la figura del 36enne albanese, trapiantato a Foggia, Shima Shaban, ritenuto il punto nevralgico dell’intera attività di commercializzazione degli stupefacenti. Secondo la prospettazione del pubblico ministero, condivisa dal giudice, Shaban avrebbe gestito direttamente un ampio traffico di cocaina e hashish con base operativa a Foggia.

Lo stesso acquistava la droga all’ingrosso e la reimmetteva massicciamente sul mercato grazie alla collaborazione di soggetti ritenuti fidati, pianificando in modo dettagliato lo spaccio e immettendo sul mercato dai 5 ai 10 chilogrammi di sostanza al mese. La cocaina veniva acquistata a oltre 22 euro al grammo e rivenduta a prezzi compresi tra i 30 e i 50 euro, generando profitti mensili stimati in circa 200mila euro, pari a circa 40mila dosi.

Shaban disponeva di depositi sorvegliati per la custodia e il confezionamento della droga e teneva una contabilità precisa delle forniture e dei ricavi, come dimostrato dai manoscritti sequestrati.

Numerosi i riferimenti dell’uomo a personaggi della mafia foggiana: dalle conversazioni intercettate emerge una grande conoscenza delle dinamiche criminali cittadine da parte di Shima e un importante rete di contatti con i clan cittadini. Tra gli arrestati finiti ai domiciliari c’è infatti il 41enne Mimmo Falco, ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla, rimasto sulla sedia a rotelle dopo un agguato ai suoi danni, accusato in un’occasione da Shima di avergli ceduto una sostanza di scarsa qualità: “Pensa di fare il furbo con me! NOO! Mamma mia oh…”. Nel corso delle captazioni non mancano i riferimenti ai Moretti e a personaggi del calibro di Tizzano e Imperio, segno evidente dell’imponente rete tessuta nel corso degli anni dal 36enne albanese.

Gli altri indagati e la rete nazionale

Un’attività analoga, ma su scala ancora più ampia e su piazze di mercato distribuite su tutto il territorio nazionale, è emersa a carico di Marius Muhja, individuato a seguito di un primo rifornimento di cocaina in favore di Shaban nel gennaio 2025.

Durante gli incontri tra Muhja e Shaban, i due parlavano delle rispettive attività di spaccio e si scambiavano informazioni sulla situazione del mercato della cocaina, indicata come “bolo” per l’origine geografica boliviana della stessa o “pezzo” o “roba super”, sui viaggi effettuati su tutto il territorio nazionale per curare le consegne e sulla situazione dei fornitori operativi sul mercato.

A un livello di mercato inferiore si colloca invece l’attività di spaccio svolta, secondo le carte dell’inchiesta, da Rocco Soldo e dal suocero Raffaele Tolonese, ritenuti in grado di rifornirsi autonomamente di consistenti quantitativi di hashish e cocaina, curando a loro volta l’approvvigionamento degli spacciatori al dettaglio. Tolonese è da poco tempo l’unico boss storico di Foggia tornato in libertà dopo una lunga detenzione per la condanna nel processo “Corona” alla “Società Foggiana”. Per gli inquirenti sarebbe il capo del clan Trisciuoglio-Tolonese. Oggi vive a Orta Nova. Per lui, il figlio Leonardo e il genero Soldo non è stata applicata alcuna misura cautelare, saranno sottoposti a interrogatorio preventivo, come da recente normativa, a inizio 2026.

Sequestri, arresti e riscontri oggettivi

Nel corso delle indagini sono stati effettuati numerosi sequestri di droga e denaro contante. Tra i più rilevanti, quello del 19 luglio 2024, quando Leonardo Tolonese, figlio del boss Raffaele e cognato di Soldo, venne arrestato con circa 350 grammi di cocaina, e quello del 5 marzo 2025, che portò all’arresto di Shima Shaban con oltre 2,2 chilogrammi di cocaina e denaro contante.

Complessivamente sono stati sequestrati diversi chilogrammi di stupefacenti, bilancini di precisione, sostanze da taglio e manoscritti contabili, ritenuti riscontri oggettivi dell’attività di spaccio. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito incontri e contatti tra gli indagati, come quello documentato il 15 giugno 2024 presso il circolo “La Banda” di piazza Padre Pio a Foggia, dove Shaban avrebbe incontrato Soldo. Videoriprese sono state effettuate dagli investigatori proprio nei pressi del circolo ma anche in un’agenzia funebre di Foggia e vicino all’abitazione di Tolonese a Orta Nova.

Per la gip “i diversi episodi contestati evidenziano come tutti gli indagati siano dediti in modo continuativo e stabile all’attività di detenzione di ingenti quantitativi di diverse tipologie di sostanze stupefacenti, destinate ad essere immesse nel mercato italiano ed estero e siano collocati in un vasto e particolarmente allarmante sistema criminale, con collegamenti che si diramano oltre alla provincia di Foggia, anche nel resto dell’Italia e, addirittura, all’estero”.

Un impianto accusatorio che, secondo gli inquirenti, delinea un sistema criminale stabile, organizzato e altamente remunerativo, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

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Tags: ArrestiDda BaridrogaFoggiaGuardia di FinanzaShima Shabanspacciotraffico di stupefacenti
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