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Home - Donne, pentiti e società civile: la nuova mappa della criminalità foggiana nel secondo rapporto dell’Osservatorio Mafia 

Donne, pentiti e società civile: la nuova mappa della criminalità foggiana nel secondo rapporto dell’Osservatorio Mafia 

Presentato a Palazzo Dogana grazie all’azione sinergica di CSV Foggia, Università di Salerno, Consulta Provinciale della Legalità, Fondazione dei Monti Uniti e Libera

Di Redazione
5 Dicembre 2025
in Cultura&Società, Foggia
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Cresce il potere delle donne e aumentano i collaboratori di giustizia, mentre la società civile resta una voce solida contro il potere mafioso. Il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Mafia Foggia ridisegna le dinamiche criminali della Capitanata, allarga lo sguardo all’intera provincia e mette a fuoco il modo in cui i media costruiscono – e talvolta filtrano – l’immaginario collettivo. Un lavoro che evidenzia cambiamenti strutturali e narrativi, offrendo una lettura aggiornata dei gruppi criminali attivi sul territorio, dei loro equilibri interni e delle risposte sociali che emergono da comunità, istituzioni e volontariato. Il Rapporto è stato presentato, nei giorni scorsi, nella Sala della Ruota di Palazzo Dogana nel corso di un incontro promosso dal CSV Foggia e dalla Consulta Provinciale della Legalità, in collaborazione con l’Università di Salerno, la Fondazione dei Monti Uniti e Libera.

Ospite della giornata è stato Marcello Ravveduto, docente dell’Università di Salerno e punto di riferimento nello studio del rapporto tra fenomeni mafiosi, immaginario e linguaggi digitali. Il Rapporto nasce da un anno di ricerca condotto dai giovani studiosi foggiani Maria Lorenza Vitrani ed Emanuele Simone, sostenuti dalle borse di studio della Fondazione dei Monti Uniti.

In apertura, i ricercatori hanno illustrato la metodologia adottata, che in questa edizione ha esteso l’analisi dalla città di Foggia alla provincia. “Abbiamo ampliato le fonti, integrando stampa locale, relazioni della DIA, iniziative civiche e materiali eterogenei organizzati in macro-categorie”, ha spiegato Emanuele Simone. Un modello che, secondo il ricercatore, “può essere esportato anche in altri territori, a condizione di arricchirlo con nuove fonti, come monitoraggi sistematici dei social e interviste a osservatori privilegiati, così da aumentarne la robustezza analitica”.

Dal Rapporto emerge con chiarezza il legame strutturale tra la Società foggiana e le mafie della provincia. “Oggi i rapporti tra le batterie del capoluogo e i clan del Gargano e del Tavoliere si esprimono in forme di cooperazione stabile: dal traffico di droga alle estorsioni, passando per i servizi criminali condivisi”, ha evidenziato Maria Lorenza Vitrani. Rispetto ad altre regioni, come Campania o Calabria, la Capitanata presenta un modello “meno gerarchico e più reticolare”, nel quale le varie anime criminali “interagiscono per convenienza, adattamento e opportunità, seguendo dinamiche in continua evoluzione. Con una differenza: mentre nel capoluogo c’è più attenzione alla gestione degli affari, in provincia la cifra distintiva resta la violenza di strada”.

Daniela Marcone, referente nazionale Memoria di Libera, ha analizzato il crescente protagonismo femminile nelle mafie foggiane. “Le relazioni DIA – ha detto – mostrano che molte donne gestiscono oggi segmenti economici, logistici e relazionali dell’organizzazione. È un’evoluzione che riflette tanto trasformazioni interne ai clan quanto cambiamenti sociali e familiari”. Uno dei focus più rilevanti ha riguardato i collaboratori di giustizia, divenuti una presenza ricorrente nella narrazione della provincia. “Il loro ruolo è determinante nell’azione di contrasto – ha proseguito Marcone – e il loro aumento può essere letto come un segnale della pressione investigativa e della frammentazione interna ai gruppi criminali”. La vicepresidente  di Libera ha, inoltre, richiamato la necessità di moltiplicare strumenti capaci di riportare la memoria delle vittime al centro del discorso pubblico. 

Ampio spazio è stato dedicato alla riflessione sui linguaggi digitali. Marcello Ravveduto ha sottolineato come la selezione narrativa operata dai media “influenzi profondamente la percezione della mafia da parte dei cittadini, soprattutto quando alcuni aspetti vengono marginalizzati”. Il docente ha richiamato anche le evidenze del recente Rapporto presentato a New York con Fondazione “Magna Grecia”, che documenta l’estetizzazione della mafia su TikTok, fenomeno che coinvolge anche la Capitanata. “Questi linguaggi – ha spiegato – contribuiscono alla costruzione dell’immaginario giovanile. Occorrono strategie comunicative alternative: narrazioni capaci di diventare attraenti senza cedere alla spettacolarizzazione, che valorizzino pratiche sociali positive e rendano visibile la complessità del fenomeno”. Guardando al futuro dell’Osservatorio, Ravveduto ha riconosciuto al Rapporto “una lettura articolata e in movimento della realtà mafiosa foggiana, utile al dibattito pubblico e alle istituzioni, perché offre strumenti interpretativi aggiornati e apre direzioni di ricerca che potranno consolidarsi nel tempo”.

L’iniziativa è stata aperta dagli interventi di Massimo Monteleone, vicepresidente della Consulta per la Legalità, del vicario del questore Teresa Romeo, dell’assessora comunale Daniela Patano, del presidente della Fondazione dei Monti Uniti Filippo Santigliano, del presidente del CSV Foggia Pasquale Marchese e del referente del Presidio Libera Foggia Giuliano Sereno. Una scelta dettata dalla volontà di valorizzare il lavoro di rete alla base dell’Osservatorio. A moderare l’incontro, la giornalista e responsabile della comunicazione del CSV Foggia, Annalisa Graziano, che ha guidato un dialogo serrato tra dati, storie e visioni.

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Tags: CsvDaniela MarconeFoggiaLiberamafiaRapporto
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